Maxi sequestro di opere al Caffè Greco, indagato il gestore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un patrimonio artistico e storico, il cui valore è stimato in circa otto milioni di euro, è stato sequestrato dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma presso l’Antico Caffè Greco di via dei Condotti. L’operazione, condotta nella mattinata del 23 settembre con la collaborazione della Soprintendenza Speciale ABAP di Roma, ha portato al sequestro di circa trecento opere tra dipinti, sculture, mobili e arredi di antiquariato, tutti sottoposti a vincolo culturale per il loro "pregabile valore" e per essere considerati "simbolo della Roma settecentesca". L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Claudio Santangelo, ha accertato che i beni – dichiarati di interesse particolarmente importante – erano stati rimossi dall’interno del locale storico e trasferiti illegalmente in due depositi privati situati in via della Mercede e in via Otranto.

A finire nel registro degli indagati, per la rimozione senza le dovute autorizzazioni, è l’amministratore della società Antico Caffè Greco srl, Carlo Pellegrini, attuale gestore del celebre caffè che dal 1760 è un punto di riferimento per artisti e intellettuali a due passi da piazza di Spagna. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, Pellegrini avrebbe svuotato gli ambienti del caffè di quel patrimonio inestimabile che ne costituisce l’anima stessa, depositandolo in strutture di sua disponibilità senza ottenere il preventivo consenso degli organi di tutela. Una procedura, quella dell’autorizzazione della Soprintendenza, obbligatoria per legge quando si tratta di manufatti vincolati, il cui mancato rispetto configura una violazione grave delle norme a protezione del patrimonio culturale nazionale.

Il provvedimento di sequestro preventivo è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari Paolo Scotto di Luzio, il quale ha accolto la richiesta avanzata dalla procura capitolina. Nelle motivazioni, il gip ha sottolineato come la misura si rendesse necessaria al fine di scongiurare il concreto pericolo di una dispersione dei beni, garantendone così la conservazione e la pubblica fruizione futura. L’operazione dei Carabinieri del TPC, specializzati proprio nel contrasto ai reati contro il patrimonio culturale, evidenzia una volta di più la vulnerabilità di un bene collettivo come quello custodito in un luogo tanto iconico, che appartiene alla storia della città e che, per questo, è sottoposto a una tutela stringente.

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