Decreto giustizia, stop al bavaglio e alla cybersicurezza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri sera, ha approvato il decreto Giustizia, ma senza le due norme più discusse: quella sul "bavaglio" ai magistrati e quella sulla cybersicurezza. Il vicepremier Matteo Salvini, assente per motivi familiari, non ha partecipato alla seduta, rinviando così il chiarimento con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo le recenti tensioni.

Il decreto, atteso soprattutto per le disposizioni sulla cybersicurezza e per la norma che avrebbe limitato la libertà dei magistrati di esprimere opinioni pubblicamente, è stato approvato senza queste due misure. La norma sul "bavaglio" prevedeva l'avvio di un procedimento disciplinare per quei magistrati che non si fossero astenuti per gravi ragioni di convenienza, una formulazione giudicata generica e minacciosa dall'Associazione nazionale magistrati, che avrebbe potuto creare un cortocircuito negli apparati giudiziari del Paese.

La decisione di eliminare queste due disposizioni dal testo finale del decreto è stata accolta con sorpresa, considerando che il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva fortemente sostenuto entrambe le misure. Tuttavia, la loro assenza ha suscitato meno clamore del previsto, con molti osservatori che hanno sottolineato come il decreto, nella sua forma attuale, rappresenti un compromesso tra le diverse anime della maggioranza di governo.

Il decreto Giustizia, così come approvato, si concentra ora su altre questioni, lasciando in sospeso i temi della cybersicurezza e della libertà di espressione dei magistrati.

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