Decreto giustizia, saltano le norme su bavaglio e cybersicurezza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il tanto atteso Consiglio dei Ministri, l'ultimo presieduto da Raffaele Fitto, si è svolto nel primo pomeriggio di venerdì, con un'ora e mezzo di ritardo rispetto all'orario previsto. Assente il vicepremier Matteo Salvini, rientrato a Milano per motivi personali. Tra gli argomenti discussi, il decreto legge sulla giustizia, che ha visto la scomparsa delle due norme più controverse: quella sulla cybersicurezza e quella che avrebbe limitato la libertà dei magistrati di esprimere opinioni pubblicamente.
Inizialmente, il Consiglio dei Ministri aveva approvato una delibera che dichiarava di interesse strategico nazionale il programma di investimento da 1,2 miliardi di euro presentato da Amazon Web Services (AWS), volto a stabilire ed espandere l'infrastruttura e i servizi cloud in Italia. Tuttavia, il decreto giustizia approvato ieri sera dal governo Meloni, dopo un ritardo di due ore e appena quindici minuti di discussione, ha visto cadere i due provvedimenti simbolo delle destre, su cui lo stesso ministro Nordio aveva puntato molto.
La norma sulla cybersicurezza, che avrebbe dovuto rafforzare le misure di protezione contro le minacce informatiche, è stata eliminata dal testo finale. Allo stesso modo, è stata rimossa la disposizione che avrebbe limitato la libertà dei magistrati di esprimere opinioni pubblicamente, una norma che aveva suscitato forti critiche da parte dell'Associazione Nazionale Magistrati. Quest'ultima disposizione prevedeva l'avvio di un procedimento disciplinare per quei magistrati che "non si fossero astenuti per gravi ragioni di convenienza", una formulazione giudicata generica e minacciosa, che avrebbe potuto creare un cortocircuito negli apparati giudiziari del Paese.
Il decreto giustizia, dunque, si presenta annacquato rispetto alle aspettative iniziali, con la scomparsa delle due norme più discusse.




