Trump all'Onu: attacco al multilateralismo e all'Europa sui migranti
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Redazione Esteri
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Nel suo ritorno all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imbastito un discorso che è suonato come una netta discontinuità rispetto ai principi del multilateralismo, fondamento dell'organismo internazionale. Rivendicando con forza la sua dottrina "America First", il capo della Casa Bianca ha definito l'Onu un'istituzione inaffidabile, accusandola apertamente di aver "indebolito l'ordine mondiale" senza mantenere le promesse. Un attacco frontale, il suo, che non ha risparmiato critiche feroci alla precedente amministrazione di Joe Biden, ritenuta responsabile di una "serie di disastri" dai quali la nazione si sta riprendendo.
Il presidente ha poi rivolto le sue accuse verso l'Europa, affermando senza mezzi termini che il Vecchio Continente sarebbe "invaso da illegali", in una rappresentazione dei flussi migratori che ignora le complesse dinamiche geopolitiche. A questa visione se ne è aggiunta un'altra, altrettanto perentoria, riguardo al climate change, bollato senza esitazione come "una truffa". Dichiarazioni che, se da un lato consolidano la sua narrativa politica, dall'altro rischiano di approfondire le crepe nelle relazioni transatlantiche, già messe a dura prova dalle sue posizioni protezionistiche sui dazi.
L'intervento è stato inframezzato da momenti di tipica spontaneità, come quando ha scherzato sul malfunzionamento del teleprompter, annunciando che avrebbe parlato "a braccio", "col cuore", e minacciando genericamente "grossi guai" per il tecnico responsabile. Una digressione informale che non ha però offuscato il tono trionfalistico del suo resoconto, nel quale ha elencato i successi del suo breve nuovo mandato. Trump ha infatti rivendicato con orgoglio di aver "messo fine a sette guerre in appena sette mesi", un risultato presentato come storico e senza precedenti.




