Gaza, il 97% del bestiame distrutto dalle forze israeliane: la denuncia di Euro-Med Monitor
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno annientato circa il 97% del bestiame a Gaza, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani (Euro-Med Monitor). La distruzione, avvenuta attraverso bombardamenti diretti e una strategia pianificata di privazione delle risorse alimentari, risale all’inizio dell’offensiva nell’ottobre 2023. Pollame, bovini, ovini, caprini e persino animali da lavoro — asini e muli, diventati ormai l’unico mezzo di trasporto a causa della carenza di carburante — sono stati cancellati in un attacco che, oltre a colpire la popolazione, ha devastato un’economia già allo stremo.
La gravità della situazione ha spinto persino voci tradizionalmente vicine a Israele a usare termini fino a poco tempo fa evitati. David Grossman, scrittore israeliano spesso considerato tra le figure più moderate del sionismo, ha ammesso in un’intervista del 1° agosto 2025 di non poter più fare a meno della parola "genocidio", seppur con «immenso dolore». Un riconoscimento che, però, arriva dopo mesi di silenzi e omissioni, quando ormai la comunità internazionale — o almeno una sua parte — ha già formulato accuse analoghe.
Intanto, il dibattito infiamma anche l’Italia. Selvaggia Lucarelli ha duramente criticato Liliana Segre dopo che la senatrice a vita, sopravvissuta alla Shoah, ha affrontato il tema del conflitto e dell’uso del termine "genocidio". Lucarelli, che in passato ha attaccato altri intellettuali per la presunta reticenza sulla questione palestinese, ha bollato come inaccettabile ogni tentativo di sminuire la portata delle violenze.
Dall’altra parte dell’oceano, John Mearsheimer, politologo statunitense noto per le sue analisi sulla lobby israeliana, ha accusato senza mezzi termini il governo di Tel Aviv di condurre un genocidio con il sostegno degli Stati Uniti. In un’intervista con Tucker Carlson, Mearsheimer ha sottolineato come l’operazione a Gaza non sia solo una risposta militare, ma un tentativo sistematico di cancellare l’identità nazionale palestinese. Parole che, sebbene pesanti, riflettono un crescente scetticismo verso la narrativa ufficiale, anche in un contesto come quello americano, tradizionalmente alleato di Israele.




