Banco Bpm, Castagna: offerta Mps non valorizza, è a sconto
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Redazione Economia
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L'amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha definito l'offerta di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena un'operazione "non a premio, anzi a sconto", chiarendo che il consiglio di amministrazione valuterà nelle prossime settimane se e come partecipare all'assemblea del 29 ottobre convocata dalla banca senese. La posizione espressa da Piazza Meda arriva a poche settimane da un appuntamento che vale, di fatto, il futuro assetto del risiko bancario italiano.
Il nodo del concambio e l'intervento della Consob
La contestazione di Castagna non riguarda soltanto la sostanza industriale dell'operazione, ma anche il metodo con cui Mps ha comunicato i termini dello scambio. Su richiesta della Consob, la banca senese ha dovuto ricalcolare i concambi depurandoli dall'effetto prodotto sul proprio titolo dall'offerta lanciata da Intesa Sanpaolo lo scorso 8 giugno.
Il risultato è che l'offerta su Banco Bpm, basata su un rapporto di 1,567 azioni Mps per ogni azione di Piazza Meda, presenta uno sconto dell'8,1% rispetto alle quotazioni del 5 giugno, ultimo giorno di contrattazione precedente all'annuncio di Ca' de Sass, con un allargamento fino al 10,4% se si considera la media mobile a dodici mesi.
La passivity rule e i limiti d'azione del management
A complicare la posizione di Castagna interviene anche il quadro regolamentare. Banco Bpm è soggetta alla passivity rule, la norma che impone alle società target di offerte pubbliche di sottoporre ai soci le eventuali manovre difensive, limitando di fatto la capacità del consiglio di amministrazione di reagire attivamente. È lo stesso Castagna a ricordarlo quando spiega che ogni decisione sulla partecipazione all'assise senese spetterà al board, proprio in virtù dei vincoli imposti dalla disciplina sulle offerte.
La banca guidata da Castagna, del resto, è da due anni al centro delle mire altrui senza che si sia mai concretizzato un approdo soddisfacente per soci e management.
La posizione di Crédit Agricole e il muro francese
Sullo sfondo resta il peso di Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con una quota del 29,3%. Il gruppo francese ha ribadito attraverso le parole della direttrice generale aggiunta Clotilde L'Angevin che "nulla può essere fatto senza di noi, nulla può essere fatto contro di noi", confermando una preferenza per un'integrazione tra Piazza Meda e le attività italiane della banca transalpina.
Una posizione che di fatto erige un muro all'operazione promossa da Luigi Lovaglio, il quale ha comunque sostenuto che le due offerte su Banco Bpm e Banca Generali possano funzionare anche separatamente.
L'ombra di UniCredit e lo scenario della divisione
Nelle ultime settimane si sono rincorse indiscrezioni su un possibile intervento congiunto di Crédit Agricole e UniCredit per rilevare parte delle attività di Banco Bpm, con un piano che prevedrebbe una divisione del perimetro. La banca guidata da Andrea Orcel ha smentito seccamente di avere un interesse, definendo "infondate" le ricostruzioni di stampa e ribadendo la propria posizione di osservatore nel consolidamento bancario nazionale.
Lo stesso istituto aveva già tentato senza successo di acquisire Piazza Meda nel 2025, ritirandosi di fronte alle prescrizioni imposte dal governo nell'ambito del golden power, e da allora ha scelto di concentrare i propri sforzi sul fronte tedesco con l'operazione Commerzbank.
La tabella di marcia verso l'assemblea del 29 ottobre
Il voto di fine ottobre si configura come un passaggio obbligato per Mps. Per superare i vincoli della passivity rule e dare il via libera alle due offerte è necessaria una maggioranza rafforzata dei due terzi del capitale presente in assemblea. L'esito dipenderà in larga misura dalle scelte dei grandi soci, a partire da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che detiene il 17,5% del capitale senese e che non ha ancora sciolto le proprie riserve, in attesa di capire l'esito dell'esame Consob sul prospetto informativo.
Il ministero dell'Economia, titolare di una quota del 4,9%, ha già annunciato che non parteciperà al voto, lasciando che sia il mercato a decidere.
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