Regionalismo e nazionalità si incrociano nelle Marche, dove la campagna entra nel vivo
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Redazione Interno
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Ad Ancona, dove ieri mattina si è chiusa senza sorprese la finestra per le candidature, la Corte d’Appello ha già registrato – con ventiquattr’ore d’anticipo – il deposito di tutti i documenti necessari da parte delle sei candidature alla presidenza e delle diciotto liste collegate. Un atto formale, che sancisce l’inizio della vera e propria battaglia elettorale in vista del voto del 28 e 29 settembre, ormai percepito come decisivo a livello nazionale.
Quella che si prepara non è una competizione locale come le altre, bensì uno scontro dall’alto valore simbolico e politico, considerato il fatto che le Marche, un tempo roccaforte della sinistra e oggi espugnata dal centrodestra, rappresentano forse meglio di ogni altro territorio la parabola economica e sociale degli ultimi decenni. La regione, la cui struttura produttiva è caratterizzata da una miriade di piccole e medie imprese – spesso di dimensioni minute e dunque esposte alle crisi – mostra un tessuto socioeconomico per molti versi assimilabile a quello del Nord, sebbene non sia immune da criticità profonde, prima fra tutte un sistema sanitario prossimo al collasso.
Proprio per la sua natura di “ago della bilancia” tra i due schieramenti principali, il calendario della campagna elettorale si è infittito di eventi con i big nazionali di entrambi gli coalizioni. Oggi tocca a Matteo Renzi, Matteo Salvini e Gilberto Pichetto Fratin scendere in campo per sostenere i rispettivi candidati, in quella che è ormai diventata una contesa dall’eco ben oltre i confini regionali.




