Regionalismo, il centrodestra arranca sulla scelta dei candidati
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Redazione Interno
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Mentre l’appuntamento con le prossime elezioni regionali si avvicina, il centrodestra nazionale dimostra tutte le sue criticità nella fase decisiva della scelta dei candidati governatori. Le trattative, come emerso chiaramente dalle dichiarazioni dei principali esponenti, rimangono bloccate su più fronti, evidenziando tensioni che attraversano la coalizione. In Veneto, ad esempio, Luca De Carlo – segretario regionale di Fratelli d’Italia – è intervenuto ieri sera a Padova in occasione della consegna del Premio Sicurezza, sminuendo la centralità del singolo nome. “Dopo quindici anni è finita l’era dell’uomo solo al comando. Ciò che conta è la compattezza della squadra”, ha affermato, ribadendo un concetto già espresso in precedenza: “Non contano i nomi, ma la coalizione”. Una presa di posizione che, se da un lato mira a compattare le file, dall’altro suona come una replica alle pressioni delle categorie economiche, le quali sollecitano invece una designazione rapida e chiara.
La situazione appare ancor più intricata se si osservano le dinamiche nel Mezzogiorno, in particolare in Campania, dove la mancanza di un candidato condiviso sta alimentando un aspro dibattito interno. Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia, ha definito “paradossale” l’atteggiamento della Lega, che chiede di accelerare le procedure. “Il problema non è al Sud ma al Nord e non riguarda noi – ha precisato Martusciello – Noi siamo pronti, siamo nati pronti”. Secondo l’esponente azzurro, la vera questione irrisolta risiederebbe infatti nella “quadratura tra Lega e FdI in Lombardia e Veneto”, due regioni dove i rapporti di forza e le ambizioni dei partiti si scontrano con esigenze di equilibrio delicatissime.
Proprio da Forza Italia, dunque, è partito un deciso contre-attacco mediatico, finalizzato a individuare un responsabile per questi ritardi che rischiano di logorare l’immagine della coalizione. I vertici nazionali e regionali del partito fondato da Silvio Berlusconi, sentendosi sotto pressione per l’assenza di nomi soprattutto in Campania e in Puglia, hanno alzato il tiro attribuendo alla Lega la colpa dello stallo. Questa sorta di resa dei conti, per ora affidata alle dichiarazioni pubbliche, segna un momento di frizione non trascurabile all’indomani di un’esperienza di governo nazionale unitario.




