L'euro arranca dopo il declassamento della Francia da parte di S
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Redazione Economia
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La coppia EUR/USD, un termometro fondamentale per la salute dell'eurozona, continua a mostrare segni di affaticamento, confermando le difficoltà che attanagliano la moneta unica in queste ore. Le contrattazioni, che hanno faticato a decollare, si sono attestate intorno a 1,1660 durante la sessione asiatica di lunedì, un livello che riflette una percezione di fragilità. Questo andamento, per nulla incoraggiante, giunge a seguito della notizia, diffusa da Bloomberg sabato, del declassamento del rating creditizio della Francia deciso da S&P Global Ratings. L'agenzia, che ha ridotto il giudizio da AA- ad A+, ha motivato la propria scelta citando l'"aumento" dell'incertezza fiscale, un elemento di disturbo che persiste nonostante la presentazione ufficiale del progetto di bilancio per il 2025 da parte dell'esecutivo transalpino.
Le radici politiche dell'instabilità
Lo scenario che ha condotto a questa valutazione negativa affonda le proprie radici in una fase di profonda incertezza politica, inaugurata dalla decisione del Presidente Macron di sciogliere il Parlamento in seguito all'esito sfavorevole delle elezioni europee del giugno 2024. La Francia, che rappresenta la seconda economia dell'area euro, si ritrova quindi a navigare in acque agitate, caratterizzate da un'assemblea legislativa profondamente frammentata dove nessuna forza politica detiene una maggioranza chiara. Oltre alla divisione parlamentare, che di per sé complica qualsiasi processo legislativo, pesa anche l'orizzonte delle prossime elezioni municipali, il cui svolgimento è previsto per il marzo 2026 e che aggiungerà un ulteriore elemento di complessità al già intricato quadro nazionale.
La mossa di S&P e il contesto di bilancio
Il venerdì che ha preceduto questa nuova settimana finanziaria, il 17 ottobre, S&P ha reso ufficiale la propria decisione, concludendo un'operazione di downgrade che era nell'aria da tempo. L'agenzia, nel comunicare il passaggio al rating A+, ha sottolineato come l'incertezza riguardante le finanze pubbliche francesi rimanga a livelli "elevati". Questa mossa, di per sé significativa, arriva in un momento delicatissimo, proprio mentre il Premier Sébastien Lecornu ha presentato in Parlamento il suo progetto di legge di bilancio. Il documento, che si prefigge l'obiettivo di riportare il deficit pubblico al 4,7% del prodotto interno lordo entro il 2026, sembra quindi non aver convinto completamente gli analisti, i quali evidentemente nutrono dubbi sulla fattibilità di un simile percorso di rientro.
Le ripercussioni sul forex e lo scenario interno
Negli ultimi mesi, la combinazione di instabilità politica, difficoltà nell'iter di approvazione del bilancio e una manovra fiscale che deve affrontare un disavanzo pubblico molto alto ha riportato la Francia al centro dell'attenzione degli operatori economici internazionali. Questa situazione complessa, che coinvolge più aspetti della governance del paese, rende i rischi per la crescita e per la fiducia, sia a livello domestico che internazionale, più concreti e immediati. L'effetto più visibile, al momento, è proprio la pressione al ribasso sull'euro, che potrebbe, in un circolo vizioso, rafforzare ulteriormente la posizione del dollaro americano. A complicare il quadro interno, contribuendo a quel senso di instabilità citato dagli analisti, vi è stata inoltre una serie di cambi alla guida del governo, con dimissioni e riconferme che si sono succedute in un lasso di tempo relativamente breve, offrendo l'immagine di una classe dirigente in affanno.




