Chioggia, il minivan nel canale e il silenzio di altre sei vite salvate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placano, purtroppo, le emergenze legate al lavoro stagionale nel Nordest, e l’ultima, drammatica vicenda si consuma all’alba nella campagna veneta. A Cà Lino di Chioggia, frazione nota per le sue aziende agricole dedite alla raccolta di ortaggi come il radicchio, un minivan è finito in un canale dopo aver sfondato il muretto laterale della carreggiata. L’incidente, avvenuto intorno alle 6:30, ha subito mobilitato i vigili del fuoco, intervenuti su richiesta dei carabinieri: era stato un cittadino, probabilmente il primo ad accorgersi del mezzo semi-sommerso, a lanciare l’allarme.

Dal recupero, complesso e condotto con i normali protocolli in casi simili, emergono tre corpi senza vita. Si tratta di tre lavoratori stranieri, tutti di origine marocchina, fra cui figura il conducente trentatreenne e due braccianti venticinquenni. Erano presumibilmente in viaggio dalla zona di Cavanella Po verso un’azienda della zona, forse per la raccolta del radicchio, quando il furgone è uscito improvvisamente di strada. Nessuna ipotesi sulle cause dello schianto è stata ancora ufficialmente diffusa, ma la polizia locale ha disposto il sequestro del furgoncino e fatto transennare il punto esatto del crollo, dove il parapetto ha ceduto sotto l’urto.

Le dinamiche del recupero e i numeri della strage

A bordo del mezzo viaggiavano in totale nove persone, un numero che solleva interrogativi sulle condizioni di trasporto quotidiano di molti braccianti, anche se in questa fase gli inquirenti si concentrano sugli aspetti materiali dell’incidente. Sei di loro, infatti, sono stati tratti in salvo e si trovano al momento illesi; un dettaglio, quest’ultimo, che ha finito per passare quasi in secondo piano nello sconcerto generale, ma che andrà certamente vagliato con attenzione. La ricostruzione dei movimenti precede l’impatto: il minivan arrivava da un’altra località della Bassa Padovana e stava attraversando una zona punteggiata da canali e argini stretti, dove la visibilità all’alba può giocare brutti scherzi. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore per estrarre i corpi dall’abitacolo, operazione resa difficile dall’acqua gelida e dalla posizione inclinata del furgone.

Sviluppi giudiziari e il lavoro degli inquirenti

Il fascicolo, ancora aperto e senza ipotesi di reato formalizzate, viene seguito dalla magistratura di Venezia. Non si esclude, come accade in questi casi, che venga disposta l’autopsia sulle tre vittime per chiarire se la causa del decesso sia stato l’annegamento o i traumi conseguenti all’impatto. I carabinieri, che hanno gestito i primi rilievi, stanno ascoltando i sei sopravvissuti per ricostruire fedelmente gli ultimi istanti prima che il mezzo finisse in acqua. Il muretto sfondato, visibilmente danneggiato, è stato messo in sicurezza, mentre gli investigatori hanno già sequestrato il furgoncino per eventuali accertamenti meccanici: si verificheranno freni, sterzo e l’eventuale cedimento improvviso di qualche componente. La tragedia richiama, suo malgrado, analoghi precedenti capitati in zona rurale, dove i canali di scolo si trasformano in trappole mortali per chi perde il controllo del veicolo.

Il contesto del lavoro agricolo e le vittime marocchine

Si tratta di tre braccianti stranieri, come detto di origine marocchina, che svolgevano regolarmente attività stagionale nei campi del Chioggiotto. La loro identità non è stata ancora resa nota, in attesa delle comunicazioni alle rispettive famiglie, presumibilmente residenti in gran parte in Italia o raggiungibili tramite i canali consolari. Le sei persone illese, dopo i primi soccorsi prestati sul posto, sono state accompagnate in un luogo messo a disposizione dalle autorità locali per i primi adempimenti burocratici e per un supporto psicologico immediato. La dinamica dell’incidente, fra l’altro, non lascia intravedere al momento coinvolgimenti di terzi: il minivan procedeva da solo, senza altri mezzi apparentemente implicati. Spetterà ora alla polizia locale chiarire se ci fossero condizioni di sovraffollamento o di scarsa manutenzione del veicolo, aspetti che potrebbero configurare responsabilità penali al di là dell’eventuale errore umano del conducente, deceduto nell’impatto.

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