La Nato trema: la Russia pronta a colpire senza dichiarare guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle ultime ore i governi europei hanno alzato il livello degli allarmi sulla minaccia russa, trasformando scenari finora confinati alla pianificazione militare in messaggi pubblici. Il premier polacco Donald Tusk, intervenendo al Sejm, ha avvertito che Mosca potrebbe tentare attacchi con droni o missili contro Paesi che sostengono l’Ucraina, cercando poi di presentarli come incidenti.

Secondo le valutazioni dei servizi di intelligence, nei piani russi rientrano azioni ibride contro la Polonia e altri Stati che appoggiano Kiev, e il rischio che ordigni entrino nello spazio aereo della Nato orientale è definito «reale» dallo stesso capo del governo di Varsavia.

In Francia il presidente Emmanuel Macron ha riunito intelligence e vertici politici, ordinando un rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche e dell’industria della difesa. Il suo avvertimento è netto: gli attacchi ibridi orchestrati da Mosca «non resteranno senza risposta». La strategia russa, secondo fonti di sicurezza transalpine, punta a colpire la «profondità strategica» dell’Ucraina, ovvero quella rete di supporto logistico e industriale che si estende attraverso i territori degli alleati europei.

Nel mirino ci sarebbero depositi e fabbriche d’armi in Polonia e Repubblica Ceca, ma anche linee di rifornimento che passano per la Germania.

L’elemento che accomuna le diverse valutazioni è la natura non convenzionale del conflitto. Esperti e funzionari europei parlano di una «guerra ibrida che non è più tale», perché il confine tra sabotaggio, cyberattacco e operazione militare diretta si sta facendo sempre più labile. Tra gli episodi citati figurano incursioni di droni, attacchi a infrastrutture energetiche e ferroviarie, campagne di disinformazione e tentativi di assassinio ai danni di dirigenti dell’industria della difesa.

Il quadro che emerge dalle analisi dei servizi occidentali indica un aumento significativo delle operazioni russe in Europa, con un’intensificazione che non accenna a diminuire.

Secondo Tusk, il disegno di Mosca non si esaurisce nell’indebolire il sostegno a Kiev. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di «indebolire la coesione complessiva della Nato» e convincere gli Stati membri che l’Articolo 5, la clausola di difesa collettiva, sia «più teorico che pratico». In quest’ottica, un incidente presentato come accidentale servirebbe a testare la solidità dell’alleanza senza superare la soglia di un attacco armato conclamato, lasciando gli Stati membri davanti a un bivio politico di difficile soluzione.

A destare preoccupazione non sono soltanto le dichiarazioni dei leader. L’attenzione si concentra sulle infrastrutture critiche, considerate il bersaglio privilegiato di una campagna che mira a minare la resilienza delle società europee. Attacchi informatici hanno già colpito reti energetiche e sistemi di segnalamento ferroviario in diversi Paesi, mentre la protezione dei grandi impianti industriali è diventata una priorità per i governi.

La Polonia, in particolare, è considerata un obiettivo sensibile sia per la sua posizione geografica sia per il ruolo di snodo logistico che ricopre nel trasferimento degli aiuti verso l’Ucraina.

Da parte russa non sono arrivate smentite ufficiali alle dichiarazioni di Tusk, mentre alcune fonti vicine al Cremlino hanno replicato che «l’Europa capisce solo la forza». La retorica utilizzata da Mosca continua a negare il coinvolgimento diretto in operazioni sul territorio degli Stati membri della Nato, anche se le autorità europee sostengono di avere prove sempre più solide della matrice russa di numerosi episodi.

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