Il cardinale Zuppi, la pace e il fine vita: «Trump ha aperto una strada, il Parlamento legiferi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cardinale Matteo Zuppi, in una conversazione a tutto campo, ha affrontato due temi distanti eppure ugualmente scottanti, la ricerca della pace nei conflitti internazionali e il dibattito sul fine vita in Italia, tracciando percorsi che, seppur differenti, paiono convergere sulla necessità di un realismo pratico. Riguardo agli scenari di guerra, pur senza mai nominare direttamente il presidente russo, Zuppi ha evocato i propri ripetuti viaggi a Mosca e a Kiev, sostenendo che, nonostante le ostilità continuino, «finalmente si prendono le misure di possibili soluzioni», con ogni pace che, a suo dire, deve essere «su misura» e soprattutto «giusta», respingendo implicitamente l’idea di una resa incondizionata dell’Ucraina.

Il ruolo di Trump e le «finestre» aperte

È in questo quadro che il porporato ha riconosciuto un ruolo specifico al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, attribuendogli il merito di avere impresso una svolta nei negoziati. «La sua insistenza», ha spiegato Zuppi, «ha portato al dialogo in Medio Oriente e in Ucraina, aprendo finestre che sembravano sigillate». Si tratta di un’apertura significativa, che arriva dopo anni di conflitto e che, secondo l’alto prelato, ha dischiuso una strada prima considerata impraticabile. Un riconoscimento, il suo, che si concentra sull’azione diplomatica, pur non nascondendo le preoccupazioni per ciò che definisce un linguaggio eccessivamente «rude» da parte dello stesso leader americano, elementi che non vanno, a suo avviso, sottovalutati nel complesso mosaico delle relazioni internazionali.

La posizione della Chiesa sul fine vita

L’altro grande capitolo toccato dall’intervista è quello della regolamentazione del fine vita in Italia, un tema su cui il cardinale ha delineato la posizione della Chiesa cattolica, che si configura come un via libera condizionato. Zuppi ha infatti chiarito che, a patto di non scivolare verso l’eutanasia e di rispettare scrupolosamente la sentenza della Corte costituzionale sul caso dj Fabo-Cappato, esiste spazio per una legge. La Santa Sede chiede che ai quattro paletti già delineati dai giudici della Consulta se ne aggiunga uno fondamentale: la garanzia dell’accesso universale alle cure palliative, un elemento ritenuto non negoziabile per accompagnare la persona senza abbreviarne coercitamente l’esistenza.

La sfida di legiferare e il richiamo al Parlamento

«Serve un accordo politico sul fine vita», ha affermato con decisione il cardinale, esortando il Parlamento italiano a seguire le indicazioni della Corte costituzionale e a trovare quel punto di equilibrio che finora è mancato. Il riferimento al 2026 come anno potenzialmente giusto per una tale riforma non è casuale, ma sembra voler indicare un orizzonte temporale concreto per un dibattito che non può essere ulteriormente rinviato. In questo, come nel campo della pace, Zuppi sembra suggerire che l’annuncio del Vangelo, in un’epoca che non è più quella della cristianità, passi attraverso l’impegno nelle questioni concrete dell’uomo, senza arroccarsi in difesa di un passato che non esiste più, ma affrontando con coraggio le sfide del presente.

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