Il 2025 inizia con il segno meno per il commercio al dettaglio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il 2025 si apre con un quadro economico che, nonostante alcuni segnali positivi, lascia spazio a più di un interrogativo. Secondo le stime diffuse dall’Istat a gennaio, le vendite al dettaglio registrano una flessione sia in valore (-0,4%) sia in volume (-0,6%), un dato che conferma una tendenza già emersa negli ultimi mesi del 2024. Il calo, che interessa sia i beni alimentari (-0,3% in valore e -0,5% in volume) sia quelli non alimentari (-0,5% in valore e -0,7% in volume), si inserisce in un contesto più ampio di rallentamento della spesa delle famiglie, nonostante il mercato del lavoro continui a mostrare segnali di vitalità.
Su base trimestrale, il periodo compreso tra novembre 2024 e gennaio 2025 conferma questa tendenza: le vendite al dettaglio diminuiscono dello 0,1% in valore e dello 0,5% in volume. Un dato che, seppur lieve, si somma a un quadro già complesso, caratterizzato da una divaricazione tra l’aumento dell’occupazione e la frenata dei consumi. Un paradosso, questo, che per ora non trova una spiegazione univoca, come sottolineato da Confesercenti, che evidenzia come la ripresa della spesa delle famiglie continui a rallentare nonostante i conti economici del IV trimestre del 2024 mostrassero segnali di miglioramento.
La situazione appare ancora più complessa se si considera il contesto internazionale, segnato da instabilità e incertezze. In questo scenario, gli imprenditori del retail si trovano a dover affrontare sfide inedite, come dimostra la scelta di Confimprese di riunirsi al Museo della Ferrari di Maranello per il primo consiglio direttivo del 2025. Un gesto simbolico, quasi a voler ribadire che, nonostante le difficoltà, è possibile guardare al futuro con ottimismo. Del resto, come amava ripetere Enzo Ferrari, "se puoi sognarlo, puoi farlo".
Tuttavia, i numeri parlano chiaro: il calo dei consumi, sia alimentari che non alimentari, rappresenta un campanello d’allarme per un settore che, negli ultimi anni, ha dimostrato una notevole resilienza. La domanda che sorge spontanea è se questa frenata sia legata a fattori contingenti, come l’inflazione o le tensioni geopolitiche, o se invece nasconda dinamiche più profonde, legate a un cambiamento strutturale nelle abitudini di spesa delle famiglie.




