Muore in un incidente a Milano l’ex guardia del Corpo Simone Bonino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   All'alba di sabato 24 gennaio, quando la città era ancora immersa nel silenzio, un violento impatto tra un’autovettura e un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha interrotto la quiete di corso Sempione, all'angolo con via Emanuele Filiberto. Dal violento scontro, avvenuto poco dopo le 5.30, è scaturito un bilancio drammatico: un uomo di 45 anni, identificato come Simone Bonino, è deceduto dopo essere stato trasportato in condizioni critiche al Fatebenefratelli, mentre il conducente del mezzo Amsa, rimasto ferito, è stato anch'egli ricoverato. Le prime, frammentarie ricostruzioni delle forze dell'ordine sembrano convergere su una dinamica precisa: il mezzo per la nettezza urbana, proveniente dalla periferia, avrebbe invaso la carreggiata della vettura senza concedere la precedenza, centrando la Bmw X3 guidata dal 45enne che, provenendo da destra, godeva invece del diritto di passaggio. Gli investigatori, impegnati nell'acquisire filmati e nel sentire testimoni, stanno ora esaminando ogni elemento per confermare o meno questa ipotesi iniziale.

Un professionista della sicurezza nel mondo dei vip

La vittima, Simone Bonino, non era un anonimo automobilista ma una figura nota in un settore di nicchia, quello della sicurezza privata per personaggi pubblici. La sua carriera, che lo aveva portato a proteggere volti noti dello spettacolo e dello sport, era stata costruita non solo su una stazza fisica imponente – che lo faceva apparire maestoso persino accanto a un mito dei ring come Mike Tyson – ma soprattutto, come ricordano coloro che lo conobbero, su una riservatezza ferrea e su una professionalità discreta. Aveva lavorato, tra gli altri, per l’imprenditore Sergio Flores, titolare di un’agenzia investigativa, il quale lo ha definito “un ragazzo buono, affidabile e leale”. Il suo nome, tuttavia, era rimasto legato in particolare a un capitolo controverso della cronaca nera milanese, quello legato alla vicenda giudiziaria di Alberto Genovese, l’imprenditore condannato per gli abusi avvenuti nella discoteca Terrazza Sentimento, del quale Bonino era stato la guardia del.

Il passato e il legame con il caso Genovese

Proprio in relazione a quell’esperienza, in precedenti dichiarazioni, l’uomo aveva espresso stupore e rammarico, sostenendo di non essersi mai accorto di quanto accadeva attorno a lui. Questo retroscena, sebbene non abbia alcuna connessione diretta con le cause dell’incidente mortale, contribuisce a delineare il profilo di un uomo che operava costantemente ai margini di ambienti esclusivi e talvolta torbidi, mantenendo un basso profilo. La sua vita, fatta di orari notturni e contatti con un jet set lontano dalla quotidianità comune, si è spezzata in un istante in una strada larga e normalmente trafficata, resa deserta dall’ora antelucana, durante un normale turno di lavoro degli operatori ecologici.

Le indagini in corso sulla dinamica

Il luogo dello schianto, ora libero dai residui dell’urto dopo il sopralluogo dei tecnici della polizia locale, resta teatro di un’indagine meticolosa. Gli agenti, oltre a verificare l’attendibilità della tesi della mancata precedenza, dovranno esaminare una serie di variabili tecniche, dalla velocità dei veicoli alle condizioni psico-fisiche dei conducenti al momento del fatto, senza tralasciare eventuali problematiche legate alla visibilità o allo stato della segnaletica in quel tratto viario. L’obiettivo, come sempre in questi casi, è ricostruire con precisione millimetrica la catena di eventi che ha portato alla tragedia, un compito che richiede tempo e pazienza, lontano dai riflettori della notorietà che avevano caratterizzato la vita della vittima.

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