Simboli neofascisti a Roma e Palermo: una questione di contrasti
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Redazione Interno
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La città di Roma è stata recentemente al centro dell'attenzione per la presenza di simboli neofascisti in diverse zone. Non solo nel quartiere di Acca Larentia, ma anche in altre aree come Primavalle e viale Libia, i muri recitano la liturgia dell'ultradestra.
Simboli controversi
In particolare, una enorme croce celtica è stata disegnata sul muro di un palazzo vicino al luogo dove, il 7 gennaio 1976, vennero uccisi tre giovani del Fronte della gioventù, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Questo simbolo, insieme ai saluti romani, viene riproposto ogni anno in occasione dell'anniversario della morte dei tre militanti.
Contrasti politici a Palermo
A Palermo, la questione assume contorni ancora più complessi. Un consigliere comunale del gruppo Azione ha votato sia la mozione dell'opposizione che quella di Fratelli d'Italia (Fdi), condannando da un lato i fatti di Roma e solidarizzando dall'altro con l'adunata nera e il saluto romano ad Acca Larentia. Questa posizione contrasta con quella del leader del partito, Carlo Calenda, che ha definito i fatti di Roma "un'immagine scioccante" e "apologia al fascismo".
Il ruolo del Partito Democratico
Il Partito Democratico (Pd) del Municipio VII, invece, ha richiesto la cancellazione immediata della croce celtica disegnata nel cortile di via Acca Larenzia, un simbolo che sarebbe "distintivo per i movimenti neofascisti e suprematisti". Questa richiesta arriva nonostante il simbolo sia presente da anni, precisamente dal 2017.
In conclusione, la questione dei simboli neofascisti nelle città italiane rimane un tema delicato e fonte di contrasti politici. La necessità di affrontare il problema in modo costruttivo e rispettoso della storia e della memoria collettiva è più che mai attuale.




