Oksana Murasova, la donna che accoltellò l'ex nel 2015, ferisce il nuovo compagno: per il pm fu legittima difesa
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Redazione Interno
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È stata la stessa Oksana Murasova, trentottenne ex ballerina lituana, a comporre il numero per i soccorsi dopo che, nel tardo pomeriggio di domenica, un ennesimo litigio domestico era degenerato in un nuovo, violento epilogo. Accadde anche undici anni fa, quando nel 2015 un'altra lite costò la vita al suo compagno di allora, Ruslan Bilous, ucciso con un fendente al cuore nell'appartamento di via Ripamonti. Stavolta, nell'abitazione di via Alfredo Soffredini, nella zona di Precotto a Milano, il coltello da cucina è stato impugnato ancora, ma la lama ha raggiunto il fianco sinistro di Massimiliano D. I., cinquantatreenne, che trasportato al Niguarda in codice giallo non è in pericolo di vita. La dinamica, così come ricostruita dagli agenti della questura e valutata dal pubblico ministero di turno, Pasquale Addesso, presenterebbe tuttavia i contorni di una reazione a un'aggressione subita.
La donna, che dalla sua precedente condanna per omicidio – scontata fino allo scorso agosto in otto anni e due mesi di reclusione – era tornata libera da pochi mesi, ha raccontato agli investigatori di essere stata prima percossa con calci e pugni dall'uomo al culmine di una discussione. Dopo essere riuscita a divincolarsi e a fuggire, ha riferito di essere stata nuovamente raggiunta e bloccata dal compagno, e solo a quel punto, nell'impossibilità di sottrarsi, avrebbe afferrato il primo oggetto a disposizione, un coltello, colpendolo per difendersi. Una versione suffragata dai segni e dalle contusioni che i medici le hanno riscontrato sul petto, e che l'hanno portata a farsi visitare presso la clinica anti violenze della Mangiagalli, mentre lui, dopo essere stato medicato e aver ricevuto una prognosi di trenta giorni, ha firmato le dimissioni volontarie allontanandosi dall'ospedale contro il parere dei sanitari che avrebbero preferito tenerlo in osservazione.
La valutazione del pm e il rilascio: si configurerebbe l'esimente
Alla luce di questa ricostruzione, che vede la donna nel ruolo di persona offesa da una precedente condotta violenta, l'autorità giudiziaria non ha convalidato l'arresto. Oksana Murasova è stata formalmente indagata a piede libero per il reato di lesioni aggravate, ma il fascicolo, al momento, poggia sull'ipotesi che la sua azione possa essere stata determinata da una situazione di legittima difesa. Il ragionamento del pm, che ha ravvisato i presupposti per l'esimente, si basa sulla sequenza narrata dalla ex ballerina: l'aggressione subita, il tentativo di fuga e la successiva sopraffazione fisica da parte dell'uomo, che l'avrebbe bloccata rendendole impossibile ogni altra via di scampo se non quella di usare l'arma improvvisata per neutralizzare la minaccia.
Un precedente di codice rosso e un passato giudiziario pesante per entrambi
Non è la prima volta che le forze dell'ordine varcano la soglia di quell'appartamento per tensioni tra i due. Lo scorso 27 novembre, infatti, era stato attivato il cosiddetto codice rosso, il protocollo di intervento rapido per i reati di violenza domestica. In quella circostanza, Oksana Murasova era stata convocata e ascoltata, ma aveva scelto di non sporgere denuncia nei confronti del compagno. Un silenzio che si inserisce in una relazione complessa, dove entrambi i componenti portano con sé un bagaglio giudiziario di primo piano. Massimiliano D. I., infatti, non è estraneo a fatti di sangue: nell'aprile del 2008, a Sesto San Giovanni, investì volontariamente e uccise un cittadino marocchino di trentasette anni, scontrando la sua pena fino al 2019.
La dinamica e l'arma sparita: il coltello gettato dalla finestra
Un dettaglio della vicenda, emerso dai verbali, riguarda la sorte del coltello utilizzato per il ferimento. Stando a quanto riferito dallo stesso Massimiliano D. I. agli inquirenti, dopo essere stato colpito e mentre la donna si era già allontanata dall'appartamento, lui si sarebbe sfilato la lama dal costato, gettandola poi dalla finestra dell'abitazione. Un gesto che di fatto ha fatto perdere le tracce dell'arma del delitto, non ancora rinvenuta dagli agenti nelle aree sottostanti l'edificio di via Soffredini, complicando ma non inficiando la raccolta degli elementi a carico. La Procura, per il momento, ha ritenuto sufficienti le dichiarazioni della donna e il quadro emergenziale in cui è maturato il gesto, decidendo per la sua immediata remissione in libertà in attesa che le indagini possano chiarire ogni aspetto di una storia che, ancora una volta, si intreccia con la violenza e con la fatica di sottrarsi a spirali di sopraffazione reciproca.




