Calenda si tatua il tridente ucraino: "Slava Ukraini"
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Redazione Esteri
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Un ago che vibra rapido sulla pelle, un gesto che va oltre la semplice dichiarazione di principio per fissarsi, letteralmente, nella carne. Carlo Calenda, leader di Azione, ha scelto di esprimere il suo sostegno all'Ucraina in modo permanente, tatuandosi sul polso il tryzub, il tridente che costituisce lo stemma nazionale del paese invaso dalla Russia. L'operazione, documentata in un video pubblicato sui suoi profili social, mostra la fase conclusiva del lavoro, mentre l'arte applicata dall'abile tatuatrice prende forma netta e scura sull'avambraccio. "E mo’ ce lo siamo tatuati per la vita, Slavaukraini", ha scritto il politico accompagnando il filmato, una frase che unisce la cadenza colloquiale romana a un motto di solidarietà divenuto universale, sigillando così un impegno che non è più solo politico ma anche profondamente personale.
Un messaggio politico indelebile
La scelta di Calenda, che si inserisce in un percorso di coerente e fermissima condanna dell'aggressione militare russa, assume i contorni di una presa di posizione radicale, difficilmente confutabile nella sua materiale evidenza. Il tridente ucraino, infatti, non è un simbolo destinato a sbiadire con il passare delle settimane o a essere rimosso al mutare di una congiuntura politica; esso rimarrà, come egli stesso ha sottolineato, un segno "per la vita". Questo atto, per sua natura intimo e al tempo stesso pubblicissimo, rappresenta una forma di comunicazione potente, che trascende i dibattiti in aula e i comizi, parlando un linguaggio diretto e simbolico che pochi, nel panorama politico nazionale, hanno finora osato impiegare.
La spiegazione in televisione
Le ragioni di un gesto così marcato, che certamente non passerà inosservato e sul quale molti rifletteranno, sono state illustrate dallo stesso senatore in un'intervista concessa al Tg7. Calenda, che figura tra i principali sostenitori della necessità di fornire a Kiev armamenti e ogni risorsa utile per resistere all'invasore, ha avuto così l'opportunità di articolare il pensiero che sottende la sua scelta. Senza ricorrere a sterili slogan, ma piuttosto collegando l'azione alla profondità della crisi internazionale in atto, ha offerto una chiave di lettura che lega il destino personale a quello di un popolo in lotta per la propria sopravvivenza, in una connessione che il tatuaggio rende fisicamente tangibile.
La strategia comunicativa social
La rivelazione del tatuaggio è stata abilmente gestita attraverso i social network, con una narrazione costruita per gradi che ha saputo catalizzare l'attenzione dei follower. Inizialmente, Calenda ha pubblicato un frammento video che inquadrava la mano della tatuatrice all'opera, accompagnandolo con una domanda rivolta alla sua platea digitale: "Cosa starò facendo?". Solo in un secondo momento, dopo aver lasciato spazio a ipotesi e curiosità, ha svelato l'oggetto del mistero, mostrando il tridente ormai completato. Una strategia, questa, che dimostra una padronanza dei meccanismi di engagement tipici delle piattaforme digitali, utilizzate non per un mero fatto personale, ma per veicolare un messaggio politico di forte impatto e di inequivocabile sostanza.




