Calenda e il sì di Azione alla riforma della giustizia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Carlo Calenda, leader di Azione, ha recentemente spiegato le ragioni per cui il suo partito ha votato a favore della separazione delle carriere dei magistrati. Secondo Calenda, tale separazione era già prevista nel programma originale di Azione e nel programma elettorale, rappresentando un pilastro della cultura liberale. Pertanto, non votare a favore sarebbe stato incoerente. Calenda ha sottolineato che i provvedimenti devono essere valutati sulla base della loro qualità, indipendentemente da chi li propone.

Le altre opposizioni, tuttavia, vedono nella separazione delle carriere un presupposto per un controllo politico della magistratura. Calenda, invece, ritiene giusto separare le carriere, affermando di aver aperto una strada con la sua denuncia. Alcuni in Parlamento insinuano che dietro la riforma della giustizia, accanto al Guardasigilli Carlo Nordio, ci sia la firma di Luca Palamara, sebbene scritta con inchiostro simpatico.

La separazione delle carriere, votata recentemente da Montecitorio, rappresenta solo il primo passo verso la riforma, che richiederà ulteriori passaggi alla Camera e al Senato. Saranno necessari anni per metterla in pratica e, soprattutto, sarà necessaria una nuova generazione di magistrati giudicanti che incarnino la figura di giudice neutrale, non coinvolto e al di sopra delle parti, come auspicava Giovanni Falcone alla vigilia dell'approvazione della riforma del codice penale del 1989.

Negli ultimi trent'anni, ogni riforma della giustizia è stata accolta dall'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) con resistenza.

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