Craxi e Cossiga tra i padri della riforma della giustizia
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Redazione Interno
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Nell'aula della Camera dei Deputati, durante il primo dei quattro passaggi parlamentari della riforma della giustizia, è risuonato il nome di Silvio Berlusconi, ma pochi ricordano che tra i padri di questa riforma vi sono anche Bettino Craxi e Francesco Cossiga. La riforma, che prevede la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due sezioni e il sorteggio anti-correnti, è stata accolta con favore da Carlo Calenda e dal suo partito, Azione. Calenda ha sottolineato che la separazione delle carriere era già presente nel programma elettorale di Azione e rappresenta un pilastro della cultura liberale.
Tuttavia, non tutte le forze politiche hanno accolto la riforma con lo stesso entusiasmo. Le altre opposizioni vedono nella separazione delle carriere un presupposto per un controllo politico della magistratura. Negli ultimi trent'anni, ogni tentativo di riforma della giustizia è stato accolto dall'Associazione Nazionale Magistrati con un fuoco di sbarramento, indipendentemente dal contenuto delle proposte o dall'orientamento politico dei governi.
Italia Viva, pur dichiarandosi favorevole alla separazione delle carriere, ha scelto di astenersi durante la votazione alla Camera. La senatrice Raffaella Paita ha spiegato che l'astensione rappresenta un'apertura di credito, ma ha espresso riserve su due punti specifici della riforma: il sorteggio dei membri laici del CSM e la mancata abolizione dell'obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale.
In questo contesto, la riforma della giustizia continua a essere un tema di acceso dibattito politico, con posizioni divergenti che riflettono le diverse visioni sul ruolo e sull'indipendenza della magistratura in Italia.




