Il mistero di Elena Rebeca Burcioiu, la 21enne scomparsa nel Foggiano: si indaga su un uomo che la perseguitava

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il silenzio che avvolge la scomparsa di Elena Rebeca Burcioiu, la giovane romena di 21 anni di cui non si hanno notizie dal 2 marzo, si infittisce di giorno in giorno, mentre le operazioni di ricerca, coordinate dalla prefettura di Foggia, setacciano senza sosta ogni anfratto della statale 16 nel tratto compreso tra Foggia e San Severo. Le squadre delle forze dell’ordine, supportate dalla protezione civile e da unità cinofile specializzate con cani molecolari, stanno scandagliando non solo le campagne e i terreni limitrofi, ma anche manufatti più insidiosi come casolari abbandonati, pozzi e vasconi per l’irrigazione, nella disperata speranza di rinvenire una traccia che possa fornire una svolta alle indagini. È in questo contesto di apprensione che si inserisce il racconto dell’amica connazionale 38enne, colei che per prima ne ha denunciato la scomparsa e che condivideva con Elena un appartamento in affitto a Canosa di Puglia, da dove le due, da circa una settimana, si spostavano ogni giorno per raggiungere il luogo in cui si prostituivano.

Il racconto dell’amica e la figura dello stalker albanese

Nella denuncia presentata in Questura, l’amica della ventunenne ha tracciato un quadro inquietante delle giornate precedenti la scomparsa, incentrato sulla figura di un uomo di nazionalità albanese che avrebbe esercitato pressioni sempre più minacciose sulle due donne. Qualche giorno prima che Elena facesse perdere le proprie tracce, quell’individuo avrebbe cercato di costringerla a salire a bordo della sua automobile, arrivando persino a tirarla fisicamente per trascinarla con sé, un episodio che la giovane, visibilmente scossa, aveva poi raccontato all’amica. Non era stato un gesto isolato, perché lo stesso uomo, in un successivo approccio, si era ripresentato pretendendo del denaro dalle due come corrispettivo per poter rimanere a prostituirsi in quella porzione di statale e, nel contempo, aveva preteso che Elena si appartasse con lui, un dettaglio che lascia intendere un tentativo di imposizione e di sfruttamento che gli investigatori stanno ora vagliando con la massima attenzione.

L’ultima telefonata interrotta e i ritrovamenti lungo la strada

La dinamica dell’ultimo giorno di Elena è stata ricostruita proprio attraverso le parole sconvolte dell’amica. La mattina del 2 marzo, le due ragazze erano arrivate da Canosa e, come loro abitudine, si erano posizionate sotto il ponte lungo la statale 16 in attesa dei clienti. Verso le undici, una Bmw scura condotta da un uomo giovane, descritto come di bell’aspetto, si era fermata e, dopo aver pattuito venti euro, era partito insieme a Elena verso un casolare poco distante, uno di quelli utilizzati per appartarsi. Quando il tempo passava e l’amica, preoccupata, riusciva a contattare Elena al telefono, quest’ultima le spiegava che si erano spostati a causa della presenza di un camion; durante quella stessa conversazione, l’uomo aveva parlato con la testimone, affermando di aver pagato altri quaranta euro per prolungare il tempo insieme. Poi, alle 12.47, la comunicazione si è interrotta di colpo e da quel momento il cellulare di Elena Rebeca Burcioiu ha smesso di rispondere, per essere poi ritrovato dalla polizia a circa tre chilometri di distanza, abbandonato sul ciglio dell’asfalto all’altezza di borgo La Rocca, così come un giubbotto di pelliccia bianca che la ragazza indossava e che è stato rinvenuto sotto un ponte nella stessa zona.

Le ricerche senza sosta e le verifiche anche in Romania

La macchina dei soccorsi, attivata immediatamente dopo la denuncia, non si è mai fermata, e le ricerche si sono estese a macchia d’olio lungo tutto il comprensorio. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Foggia che ha aperto un fascicolo d’inchiesta, stanno concentrando i propri accertamenti su quell’uomo di origine albanese emerso dal racconto della testimone, senza però tralasciare alcuna pista. Parallelamente, le verifiche si stanno allargando anche in Romania, paese d’origine della ragazza orfana di genitori e senza fratelli, dove la polizia sta controllando se la giovane abbia avuto contatti o se possa essere rientrata, un’ipotesi che al momento non troverebbe riscontri, dato che Elena non aveva manifestato all’amica l’intenzione di andare via. Ogni angolo di quella landa desolata, che si tratti di ruderi o di canali, viene passato al setaccio, mentre l’unica certezza rimangono quegli oggetti personali – il telefono e il giaccone – ritrovati muti testimoni di una scomparsa che diventa ogni ora più preoccupante.

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