Beirut, la fragile tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Beirut, la situazione è attualmente calma. Non ci sono voli militari sopra la città. Nell'albergo, molte persone sono sveglie, le porte si aprono e chiudono nei corridoi, e le famiglie, divise in stanze diverse, si ricongiungono. Dal balcone, le stelle sono visibili, e molte finestre sono illuminate dai profughi arrivati oggi.

Nel dicembre 2022, a Betlemme, i cacciabombardieri israeliani sorvolavano bassi. La guerra tra Israele e Hezbollah ha portato a un rischio di invasione del Libano. La Linea Blu, che separa Israele dal Libano, è un simbolo di una pace mai veramente concretizzata. Le violazioni degli accordi, gli attacchi alle forze dell'ONU e le nuove invasioni sono frequenti. Tel Aviv ha già sganciato migliaia di bombe sul Libano, rendendo la pace ancora più lontana. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, insiste che la guerra non è contro il Libano, ma contro Hezbollah, il partito sciita alleato dell'Iran.

L'esodo di profughi sta rompendo la convivenza religiosa. Ci sono scontri tra famiglie e i profughi vengono respinti. Giovanni Paolo II aveva definito il Libano un esempio di pluralismo e libertà. Queste parole risalgono a quando il Paese stava uscendo dalla guerra civile, un periodo di sangue e sofferenza. Le ferite sono state ricucite con l'impegno di partiti, milizie e confessioni religiose. Tuttavia, questo miracolo è nuovamente a rischio.

L'ONG Intersos segnala che il loro lavoro è in pericolo. Mancano risorse essenziali e i bombardamenti israeliani hanno colpito anche le abitazioni degli operatori umanitari.

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