La morte di Giulio Lovera, il passo breve verso la mamma e lo sgomento di una città
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Redazione Interno
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È un incidente, in fondo, che si consuma nell’arco di pochi secondi. Quegli stessi secondi che hanno separato Giulio Lovera, nove anni e un compleanno fissato per l’8 agosto, dalla portiera della Fiat Punto di famiglia e dall’asfalto di piazzale Risorgimento, nel quartiere Loreto a Bergamo. Il padre, Giovanni, aveva appena parcheggiato quando ha chiesto al figlio di compiere un gesto semplice, quasi quotidiano: attraversare la strada da solo per raggiungere la madre, Loredana Dall’Ora, titolare di un laboratorio di estetica situato a pochi passi. Una manovra che il piccolo avrà compiuto decine di volte, carico di quell’autonomia che a quell’età rappresenta un piccolo, grande rito di crescita.
E invece, ieri pomeriggio, attorno alle 16.20, quella traversata si è trasformata in una sequenza inesorabile. Una Smart, sopraggiunta in quell’istante preciso, lo ha travolto. Il padre, ancora a bordo o forse già sceso – il racconto dei testimoni si perde nei dettagli di una scena che nessuno vorrebbe mai fissare – ha assistito all’urto. La distanza tra l’auto ferma e il luogo dell’impatto era talmente ridotta che l’intera famiglia, compreso un fratellino, si è trovata racchiusa in pochi metri. Impotente. Il trasporto d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo non ha lasciato scampo: il bambino è morto poche ore dopo, senza mai riprendere conoscenza.
Il cordoglio dell’istituto Imiberg e la messa del vescovo
Giulio frequentava la classe 4-A alla scuola Imiberg di via Santa Lucia, un istituto che accoglie bambini dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado. Stamattina, al rientro tra i banchi, i compagni sono stati accolti da don Matteo Stoduto, rettore della struttura. Per loro – lo si legge nei volti, più che nelle parole – cercare un senso a ciò che è accaduto è un’impresa che va oltre la loro età. Un dolore che si è fatto collettivo quando, nel cortile della scuola, il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha celebrato una messa. Il vento che attraversava quello spazio, raccontano i presenti, sembrava trasformarsi in un gelo pesante, quasi a voler dare consistenza fisica a un lutto che non trova altra forma.
Un impatto sotto gli occhi del padre e il vuoto di una spiegazione
La dinamica, per quanto tragica, non presenta al momento particolari zone d’ombra dal punto di vista della ricostruzione. Il bambino ha salutato il padre, è sceso dalla Punto e si è avviato verso il negozio della madre. La Smart che lo ha investito sopraggiungeva lungo piazzale Risorgimento, una strada che in quell’orario non è certo deserta. Ciò che rende il caso particolarmente drammatico è la posizione dei familiari: il padre a pochi metri, il laboratorio della madre dall’altro lato della carreggiata, il fratellino presente sulla scena. Nessuna fuga del conducente, nessun particolare torbido. Solo la brutalità di un impatto che ha spezzato una vita prima ancora che iniziasse del tutto.
L’attesa per gli sviluppi giudiziari e il silenzio degli inquirenti
Sul caso, come di consueto, gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per omicidio stradale, ipotesi di reato che viene quasi sempre formulata in questi frangenti in attesa di accertare le responsabilità. Non sono stati resi noti i nomi della persona alla guida della Smart, né sono emerse al momento ipotesi legate a eccessi di velocità o alterazioni dello stato psicofisico del conducente. L’unica certezza, per ora, è il vuoto che un bambino di nove anni lascia nei luoghi che frequentava: il quartiere San Paolo, dove risiedeva in via Gaudenzi, la scuola, quel laboratorio di estetica della madre che ieri non lo ha mai visto entrare.




