Giubileo degli adolescenti, la messa a San Pietro e l’eredità di Francesco
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Redazione Interno
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Una domenica di sole ha accolto a Roma migliaia di giovani giunti per l’ultima giornata del Giubileo degli adolescenti, evento che ha assunto un significato ancora più profondo dopo la scomparsa di Papa Francesco. Piazza San Pietro, gremita di ragazzi in magliette gialle, ha vissuto un momento di intensa partecipazione durante la messa celebrata nella basilica, dove il cardinale Pietro Parolin ha ricordato il Pontefice scomparso. “Solo la misericordia guarisce e crea un mondo nuovo”, ha detto il segretario di Stato vaticano, sottolineando come l’insegnamento di Francesco debba tradursi in gesti concreti, capaci di “spegnere i fuochi della diffidenza e dell’odio”.
Mentre i pullman carichi di ragazzi ripartivano verso le diocesi di provenienza – come quello dell’Ufficio di Pastorale giovanile di Udine, guidato da don Daniele Morettin –, l’atmosfera era sospesa tra la stanchezza del viaggio e l’emozione per un’esperienza segnata dall’improvviso lutto. La morte del Papa, avvenuta alla vigilia dell’evento, ha aggiunto un peso simbolico alle parole di Parolin, che ha invitato a non limitarsi a un ricordo effimero, ma a fare della misericordia il cuore dell’azione quotidiana.
Dogliani, dove il vino rosso è tradizione
Spostandosi dal contesto religioso a quello enologico, il nome Dogliani evoca immediatamente il vino, in particolare il Dolcetto, che da secoli caratterizza queste colline del Piemonte. Il rosso prodotto in questa zona non è solo una bevanda, ma un elemento identitario, tanto che la denominazione stessa ne riflette la centralità. Le vigne, coltivate con metodi tramandati di generazione in generazione, danno vita a un prodotto che incarna la storia e la cultura del territorio, senza bisogno di forzature moderne.
Mondovì e lo splendore barocco della Chiesa della Missione
A pochi chilometri di distanza, Mondovì custodisce un altro tesoro: la Chiesa della Missione, capolavoro barocco progettato da Andrea Pozzo. L’edificio, con il suo teatro sacro e gli affreschi illusionistici, rappresenta una delle massime espressioni dell’arte seicentesca in Piemonte. Quello che colpisce, oltre alla maestosità degli interni, è l’innovazione tecnologica dell’epoca, con l’uso di prospettive audaci che anticipano quasi l’effetto tridimensionale. Un parallelismo curioso con i moderni visori 3D, sebbene in questo caso l’obiettivo non fosse l’intrattenimento, ma la trascendenza




