Aggressione con acido a Scorzè, arrestato 22enne macedone: aveva 3.500 euro in contanti e si cercano i mandanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una vicenda di violenza inaudita, quella che ha sconvolto la tranquilla cittadina di Scorzè, nel Veneziano, lo scorso 26 giugno, ha trovato un punto di svolta decisivo grazie al lavoro dei carabinieri. L’arresto di un cittadino macedone di 22 anni, ritenuto il presunto autore materiale dell’aggressione con acido ai danni di una donna di 32 anni, operatrice socio-sanitaria, ha aperto inquietanti scenari investigativi.

Il giovane, fermato il giorno successivo al raid mentre si accingeva a lasciare Venezia in treno, è finito in carcere con l’accusa di lesioni personali aggravate e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, un’accusa che si arricchisce di un particolare decisivo: il denaro contante che l’uomo aveva con sé, circa 3.500 euro, elemento che ha portato gli inquirenti a ipotizzare con forza la matrice della "commissione".

La dinamica dell'agguato e la fuga del sicario

Quella sera di fine giugno, la vittima aveva raggiunto in auto l’abitazione dei genitori a Scorzè; parcheggiato il mezzo, stava percorrendo quel breve ma fatidico tragitto verso il portone di casa quando il 22enne, appostato nei paraggi da diverso tempo, è scattato all’improvviso. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il sicario aveva trascorso il tardo pomeriggio in attesa, ingannando il caldo afoso con un paio di Sprite acquistate al bar all’angolo, e alle 21.18 precise, nel momento in cui ha intercettato il suo obiettivo, le ha scagliato addosso la sostanza corrosiva contenuta in una bottiglietta di vetro, che era nascosta all’interno di una borsa di plastica bianca per non destare sospetti. Dopo aver colpito il volto della donna, l’aggressore si è dato subito a una fuga precipitosa a piedi, dileguandosi nelle strade di Scorzè prima dell’arrivo dei soccorsi e dei primi accertamenti delle forze dell’ordine.

Il denaro, le condanne pendenti e la svolta investigativa

La svolta nelle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, è maturata il giorno dopo l’aggressione, quando il macedone è stato bloccato dalla polizia ferroviaria alla stazione di Venezia mentre stava per salire su un treno, apparentemente in procinto di allontanarsi dalla regione. Il suo fermo, inizialmente legato ad accertamenti per un altro reato e alla presenza di condanne pendenti emesse dai tribunali della Macedonia per furto, ha assunto una piega ben più grave quando i militari hanno effettuato il controllo del suo bagaglio e dei suoi effetti personali.

Nel portafoglio o nello zaino del 22enne sono stati rinvenuti circa 3.400 euro, una somma ingente che non aveva una giustificazione plausibile per un soggetto privo di un’occupazione stabile e di un reddito dichiarato, e che per i carabinieri rappresenta con tutta probabilità il compenso pattuito per aver eseguito l'agguato. Questo particolare, unito alle modalità dell'aggressione e alla mancanza di un movente personale tra il giovane e la vittima, ha orientato le indagini verso la pista del sicario ingaggiato su commissione.

Le accuse e la caccia al mandante nell'ombra

Il 22enne, che ora si trova ristretto nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia, dovrà rispondere di accuse pesantissime che la magistratura ha voluto circonstanziare con grande severità: oltre al reato di lesioni personali aggravate dalla deformazione permanente del volto della vittima, gli inquirenti ritengono che vi siano gli estremi per contestare anche la premeditazione e l’aggravante di aver agito per un profitto economico.

Gli accertamenti dei carabinieri proseguono a ritmo serrato per risalire alla persona o alle persone che si celano dietro la regia di questo folle piano, con l’obiettivo di ricostruire l’intera catena di comando che ha portato all’aggressione della donna.

L’ipotesi, su cui gli investigatori stanno concentrando le loro energie, è che alla base vi possa essere una vicenda personale complessa forse legata a un tradimento o a rancori familiari, anche se al momento gli inquirenti tengono aperte tutte le piste e non escludono alcuna possibilità, dalla faida personale ai debiti di gioco, passando per dinamiche di gelosia.

L’attenzione è ora focalizzata sui contatti del 22enne, sui suoi movimenti nelle settimane precedenti l'agguato e sul flusso di denaro che potrebbe aver ricevuto in anticipo, per delineare un quadro completo di un episodio che ha segnato in modo indelebile la vita della giovane operatrice socio-sanitaria, sfigurata per sempre nell’attimo di un gesto brutale e apparentemente inspiegabile che si rivela invece essere il frutto di un calcolo criminale.

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