Intesa Sanpaolo più vicina a Mps dopo lo stop di Banco Bpm
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Redazione Economia
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Intesa Sanpaolo più vicina a Mps dopo la decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni per una possibile aggregazione con l’istituto senese. Lo stop di Piazza Meda modifica ancora una volta lo scenario del risiko bancario e lascia sul tavolo come unica operazione in campo l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro presentata da Intesa Sanpaolo per conquistare Monte dei Paschi di Siena. Carlo Messina ha confermato la volontà di Ca’ de Sass di portare avanti il progetto, spiegando che l’istituto farà tutto il possibile per completare l’operazione.
Lo scenario cambia dopo la rinuncia di Banco Bpm
La decisione del consiglio di amministrazione di Banco Bpm di interrompere le trattative con Mps ha eliminato dal quadro l’ipotesi di una fusione tra eguali e ha rafforzato la posizione dell’offerta avanzata da Intesa Sanpaolo. L’Opas da 30,6 miliardi di euro prevede una valutazione di ogni azione Mps pari a 10,091 euro, con un corrispettivo composto da 1,6 titoli Intesa e un euro. Dopo la rottura dei colloqui tra Banco Bpm e Mps, la strada per Intesa appare più libera, anche se il percorso dell’operazione dovrà affrontare i passaggi previsti per arrivare al completamento.
Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha ribadito la determinazione dell’istituto citando il “whatever it takes” utilizzato da Mario Draghi. L’obiettivo indicato è quello di portare a termine l’operazione su Mps, che secondo lo scenario delineato consentirebbe di creare il secondo gruppo in Europa per capitalizzazione di Borsa. Il progetto prevede inoltre una forte presenza di azionisti italiani, 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela e un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029.
L’offerta su Mps entra nella fase dei controlli
La contesa su Monte dei Paschi di Siena resta comunque aperta e il prossimo passaggio centrale riguarda gli aspetti antitrust e concorrenziali legati all’eventuale successo dell’offerta pubblica lanciata da Intesa Sanpaolo. Il dibattito finora si è concentrato soprattutto sulle mosse degli istituti coinvolti, mentre a settembre entreranno nel vivo le valutazioni sulle ricadute dell’operazione. L’attenzione si sposta quindi sugli effetti che una possibile integrazione potrebbe avere all’interno del settore bancario.
Tra gli elementi ancora in evoluzione c’è anche il calendario dell’operazione, con l’assemblea per l’Opas di Intesa Sanpaolo indicata per il 10 settembre. Dopo l’interruzione delle consultazioni tra Banco Bpm e Mps, l’offerta di Ca’ de Sass rappresenta l’unico progetto di aggregazione rimasto formalmente sul tavolo. Lo scenario del risiko bancario continua però a essere descritto come estremamente fluido, con possibili cambiamenti legati alle decisioni dei diversi protagonisti.
Le altre mosse nel risiko bancario
Nel quadro generale del settore resta sotto osservazione anche Unicredit, indicata tra Germania e incognita Italia. Il gruppo è atteso da un consiglio di amministrazione in calendario la prossima settimana, mentre il mercato continua a monitorare gli sviluppi delle principali operazioni bancarie. Le dinamiche tra gli istituti coinvolti mostrano uno scenario ancora in movimento, con diverse posizioni aperte e strategie che possono modificare gli equilibri del comparto.
Anche le valutazioni espresse durante il confronto sul futuro di Mps hanno evidenziato temi legati alla struttura del sistema bancario. Lovaglio ha richiamato il rischio che un’eccessiva concentrazione possa ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese. Il tema si inserisce nel dibattito sulle aggregazioni bancarie e sulle conseguenze che le operazioni in corso potrebbero avere sul mercato, mentre l’offerta di Intesa Sanpaolo resta al centro della fase successiva del risiko bancario.
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