I «Sony world photography awards» 2026 incoronano Citlali Fabián e il «lato umano» della fotografia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Londra, ancora una volta, si conferma il palcoscenico centrale per uno degli appuntamenti più attesi nel circuito dell’immagine contemporanea: i «Sony world photography awards» hanno svelato i nomi dei vincitori della diciannovesima edizione, e a trionfare – nella categoria professionale – è stata Citlali Fabián, artista di origine indigena Yalalteca, residente nella capitale britannica ma profondamente legata al Messico, quello delle comunità di Oaxaca. La sua serie, intitolata «Stories of my Sisters», non è un semplice insieme di scatti, bensì un racconto per immagini che dà voce a donne simbolo – il cui impegno sociale si è riverberato in ambiti come il diritto, la linguistica, l’arte e l’ecologia – senza mai cedere a facili sentimentalismi. Fabián, che è stata selezionata tra i dieci vincitori del concorso professional, esplora con questa opera il tema dell’identità, e lo fa intrecciandolo al territorio, alla migrazione e a quei legami comunitari che spesso i media tradizionali riducono a stereotipo.
Oltre 430mila foto da duecento paesi, la fotografia resiste all’intelligenza artificiale
I numeri, in questo caso, parlano da soli: circa 430.000 fotografie inviate alla giuria, provenienti da più di duecento paesi del mondo. Una partecipazione massiccia che, secondo gli organizzatori – la Sony in collaborazione con la World Photography Association – smentisce chi, con eccessivo pessimismo, decreta la fine della fotografia tradizionale, messa in discussione dall’avanzata dell’intelligenza artificiale. Eppure, proprio in un’epoca in cui generare un’immagine richiede sempre meno sforzo tecnico, il premio sembra voler ribadire un punto fermo: ciò che conta è lo sguardo, la ricerca, la capacità di raccontare storie vere. I finalisti, tutti professionisti di alto profilo, hanno dimostrato come la tecnica, da sola, non basti; serve invece quella che Joel Meyerowitz, insignito quest’anno dell’«Outstanding Contribution to Photography», definisce la disponibilità all’inaspettato.
La lezione di Joel Meyerowitz: «Siate pronti ad accogliere la sorpresa»
Meyerowitz, figura leggendaria per chiunque si occupi di fotografia di strada, ha consegnato ai presenti – e idealmente a tutti i fotografi in ascolto – una lezione tanto semplice quanto radicale: «Penso che una delle qualità più importanti in fotografia, e non solo, sia quella di saper accogliere e riconoscere l’inaspettato, la sorpresa di qualcosa che si manifesta senza preavviso. E quando sono in strada, tutto è in gioco». Nessuna ricetta, nessun manuale: l’istinto, per Meyerowitz, resta la bussola. Le sue parole, pronunciate durante la cerimonia londinese, hanno offerto un contrappunto ideale al rigore concettuale di Fabián, dimostrando che i «Sony world photography awards» 2026 premiano non un solo stile, ma un intero ecosistema di sensibilità.
«Stories of my Sisters»: ritratti di donne che hanno cambiato Oaxaca
Nel lavoro di Citlali Fabián, il ritratto diventa strumento politico e affettivo insieme. La fotografa, nata e cresciuta in una comunità indigena Yalalteca, ha scelto di raccontare alcune donne di Oaxaca il cui impegno ha generato un impatto significativo – in ambito giuridico, linguistico, artistico ed ecologico – senza mai separare la lotta pubblica dalla dimensione privata. «Stories of my Sisters» non si limita a documentare: restituisce dignità, e lo fa attraverso una compostezza formale che non ha nulla dell’antropologia da salotto. Ogni scatto, si potrebbe dire, è un atto di resistenza contro l’omologazione visiva imposta dai social network. E la scelta della giuria – che ha premiato la serie tra le migliaia di candidature – conferma una tendenza: la fotografia d’autore, quella che richiede tempo, ascolto e radicamento, continua ad avere un pubblico, e un senso.




