Il rientro degli italiani bloccati alle Maldive con il charter dell’Unità di crisi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il paradiso terrestre, fatto di atolli e lagune turchesi, si è trasformato per centinaia di italiani in una trappola dorata, una prigione di lusso da cui è diventato improvvisamente complicato uscire. Da quando, il 28 febbraio scorso, il conflitto in Medio Oriente è ripiombato con violenza sulla scena internazionale, l'onda d'urto delle operazioni militari ha raggiunto anche l'arcipelago nell'Oceano Indiano, migliaia di chilometri distante dai teatri di battaglia. Non sono le bombe a minacciare i nostri connazionali, ma la geografia: la quasi totalità dei voli di linea dall'Europa verso le Maldive, e viceversa, transita abitualmente per gli hub del Golfo Persico, quelli di Dubai, Abu Dhabi e Doha, scali finiti nel caos a causa della chiusura di ampie porzioni di spazio aereo. La risposta, come spiega Giorgia Marazzi, console onoraria per l'Italia a Malé, è stata un'emergenza evacuazione vera e propria, una corsa contro il tempo per riportare a casa chi, terminata la vacanza, si è ritrovato con il biglietto del volo improvvisamente cancellato e senza un'alternativa immediata.

La macchina dei rientri e il lavoro della Farnesina

Il governo italiano, per il tramite dell'Unità di crisi della Farnesina, si è attivato per organizzare un ponte aereo straordinario che potesse sopperire alle carenze dei vettori commerciali. La soluzione individuata è stata quella di noleggiare voli charter, partiti dall'aeroporto internazionale di Malé con destinazione Roma Fiumicino e Milano Malpensa, con l'obiettivo di smaltire l'arretrato di passeggeri rimasti a terra. Si tratta di un'operazione complessa, hanno spiegato dal Ministero degli Esteri, resa ancora più delicata dalla necessità di coordinarsi con le autorità locali e di garantire la priorità a chi si trova in condizioni di particolare necessità o fragilità, come persone con patologie che richiedono cure immediate o famiglie con bambini molto piccoli. L'invito, rivolto a tutti i connazionali presenti nella regione, è stato quello di registrarsi sull'app Viaggiare Sicuri, unico canale per ricevere aggiornamenti in tempo reale e comunicazioni ufficiali.

Disagi e costi aggiuntivi per i turisti

Nonostante gli sforzi governativi, il rientro non è stato privo di intoppi e ha lasciato dietro di sé una scia di disagi e proteste. Molti turisti, come Carolina Mesoraca, 37enne operatrice sociale torinese bloccata in Malesia, raccontano di essere stati di fatto abbandonati dalle compagnie aeree, in particolare da Emirates, senza la proposta di un reale rimborso o di un volo sostitutivo, e costretti a pagare di tasca propria nuove soluzioni o il pernottamento in attesa di chiarimenti. La raccomandazione, in questi casi, è di conservare meticolosamente ogni ricevuta, ogni scontrino, nella flebile speranza di poter ottenere un indennizzo una volta rientrati in Italia, anche se le assicurazioni di viaggio, solitamente, non coprono eventi legati a conflitti bellici e alla conseguente chiusura degli spazi aerei. Il paradosso, per alcuni, è stato quello di vedersi offrire proprio all'aeroporto di Malé, da rappresentanti dell'Unità di crisi, dei posti sui voli charter a cifre considerevoli, intorno ai mille euro a persona, una soluzione percepita come inaccettabile da chi aveva già un biglietto di andata e ritorno regolarmente pagato.

La situazione nel quadrante asiatico e gli ultimi aggiornamenti

La crisi non ha colpito solo le Maldive, ma l'intero quadrante dell'Asia meridionale e sud-orientale. Secondo i dati diffusi dalla Farnesina nei giorni scorsi, circa 11mila turisti italiani si trovavano sparsi tra India, Indonesia, Malesia, Nepal, Seychelles, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam, molti dei quali hanno visto i propri piani di viaggio sconvolti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa, aveva dichiarato che l'unico vero punto critico rimanevano proprio le Maldive, poiché in altri paesi i voli di linea stavano gradualmente riprendendo. L'obiettivo dichiarato, lo ha ribadito, era di riportare a casa quante più persone possibile, in tempi rapidi, incrementando i voli facilitati e monitorando costantemente l'evolversi di una situazione che, ora dopo ora, ha visto un miglioramento nella gestione dei flussi, ma che per molti ha significato giorni di ansia e di spese non preventivate, lontano da casa e dalle proprie occupazioni lavorative.

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