Maldive, l’ipotesi dell’effetto Venturi dietro la morte dei sub
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Redazione Interno
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Una fortissima corrente generata da un “effetto Venturi” all’interno della grotta di Dhekunu Kandu potrebbe aver trascinato i sub italiani morti alle Maldive durante l’immersione del 14 maggio. È questa la nuova ipotesi emersa nelle ore successive al recupero di alcuni corpi e delle attrezzature subacquee all’interno del sistema di cavità nell’atollo di Vaavu. Secondo quanto riferito, i sub erano molto esperti e conoscevano bene i rischi legati a un’esplorazione in grotta senza la preparazione specifica richiesta in ambienti di questo tipo. L’idea è che il gruppo si fosse limitato a un sopralluogo visivo dell’area, attirato dalla presenza delle barriere coralline, e che sia stato improvvisamente risucchiato all’interno da una corrente violentissima causata dalla conformazione della grotta.
La struttura subacquea sarebbe caratterizzata da un sistema con entrata e uscita che, a circa 50 metri di profondità, crea un’accelerazione dell’acqua capace di trascinare chi si trova nelle vicinanze. L’ipotesi dell’effetto Venturi si basa proprio su questo meccanismo fisico: il passaggio dell’acqua in un punto ristretto aumenta la velocità della corrente e rende estremamente difficile opporsi alla spinta. Gli esperti ritengono improbabile che sub con un livello di preparazione elevato abbiano deciso di improvvisare un’esplorazione speleologica senza l’equipaggiamento e le procedure adeguate. Da qui l’ipotesi che il gruppo sia stato sorpreso dalla corrente mentre osservava l’ingresso della cavità in vista di una futura immersione più strutturata.
Le GoPro recuperate nella grotta al centro delle indagini
Un elemento considerato decisivo per ricostruire quanto accaduto arriva dalle telecamere GoPro recuperate insieme ad altra attrezzatura subacquea all’interno del sistema di grotte. I tre sub finlandesi impegnati nelle operazioni di recupero hanno consegnato il materiale alla polizia maldiviana, che ora potrà analizzare le immagini registrate durante l’immersione. I filmati potrebbero mostrare gli ultimi movimenti del gruppo, la posizione dei sub rispetto all’ingresso della cavità e l’eventuale presenza della forte corrente descritta nelle ricostruzioni delle ultime ore. Le immagini potrebbero inoltre chiarire se i sub abbiano tentato di uscire dalla grotta o se siano stati trascinati rapidamente verso le diramazioni più profonde.
L’inchiesta aperta per omicidio colposo punta proprio a verificare la dinamica dell’incidente e le condizioni in cui è stata organizzata l’immersione. Intanto continuano le attività di recupero all’interno della grotta, una zona descritta come particolarmente complessa anche per i soccorritori. I corpi ancora da recuperare erano stati individuati in una delle diramazioni senza uscita che si sviluppano dalla parte più profonda della cavità, oltre il punto in cui termina la luce naturale. Per raggiungere quell’area è necessario attraversare un primo ambiente illuminato dall’esterno e poi proseguire in un tratto completamente buio.
Il recupero dei corpi e il racconto delle operazioni
Durante la trasmissione “Ignoto X”, Cristian Pellegrini, subacqueo e responsabile della comunicazione di DAN Europe, ha spiegato come si stanno svolgendo le operazioni di recupero dei cinque sub italiani morti alle Maldive. Le attività vengono effettuate da speleosub esperti, impegnati in immersioni estremamente delicate per via della profondità, della conformazione delle grotte e della presenza di passaggi stretti. Il recupero richiede tempi lunghi e procedure precise, soprattutto nelle aree più interne della cavità dove la visibilità è ridotta e gli spazi di manovra sono limitati.
Nelle stesse ore è arrivata anche la reazione di Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia. All’Ansa ha raccontato di aver appreso dalla televisione del ritrovamento dei corpi della moglie e del giovane neolaureato in biologia. “Sono distrutto”, ha dichiarato, spiegando di voler trovare la forza di resistere per il figlio Matteo. Le operazioni proseguono mentre gli investigatori attendono gli elementi che potranno emergere dalle immagini delle GoPro e dalle analisi dell’attrezzatura recuperata nella grotta di Dhekunu Kandu.




