Sub morti alle Maldive, le indagini puntano su go-pro e attrezzature
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le indagini sui sub morti alle Maldive entrano in una fase decisiva con l’analisi delle go-pro, delle attrezzature utilizzate durante l’immersione e gli interrogatori disposti dalla squadra mobile di Genova. Le salme dei cinque subacquei deceduti nella grotta dell’atollo di Vaavu sono rientrate in Italia e lunedì inizieranno le autopsie, passaggio considerato centrale per chiarire cosa sia accaduto il 14 maggio nelle profondità marine della grotta di Dhekunu Kandu. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sia sui dispositivi indossati dalle vittime sia sui materiali raccolti nelle ultime settimane, mentre prosegue l’inchiesta per omicidio colposo aperta dopo la tragedia.
Gli accertamenti riguardano anche le mail che Monica Montefalcone, docente universitaria tra le vittime, aveva scambiato con l’ateneo. Gli investigatori stanno verificando i contenuti delle comunicazioni e il contesto organizzativo dell’immersione avvenuta alle Maldive. La settimana che si apre il 25 maggio viene considerata cruciale perché potrebbe fornire elementi utili per ricostruire la dinamica completa dell’incidente. In particolare, le immagini registrate dalle telecamere subacquee potrebbero aiutare a stabilire le condizioni della discesa nella grotta e le eventuali difficoltà incontrate dal gruppo durante il percorso all’interno del cunicolo sommerso.
Il ruolo del testimone chiave nell’inchiesta
Nell’inchiesta è stato ascoltato anche Stefano Vanin, entomologo forense della stessa università delle vittime e presente sull’imbarcazione il giorno della tragedia. Gli investigatori lo considerano un testimone chiave per chiarire diversi aspetti dell’immersione e per ricostruire le fasi precedenti alla discesa nella grotta di Hekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu. Il suo racconto è stato acquisito dalla squadra mobile di Genova nell’ambito delle verifiche sulla morte dei cinque sub italiani. Al centro degli interrogatori ci sono le modalità con cui è stata organizzata l’immersione e il ruolo avuto dai partecipanti nelle operazioni svolte quel giorno.
Tra gli elementi emersi nelle indagini c’è anche il tema dell’immersione definita “non autorizzata dall’università”, aspetto che viene approfondito dagli investigatori insieme agli appunti e ai materiali raccolti dopo il recupero dei corpi. Le verifiche cercano di chiarire il quadro organizzativo della spedizione e il livello di preparazione tecnica necessario per affrontare un ambiente definito particolarmente complesso. La grotta in cui si è verificato l’incidente presenta infatti spazi angusti e cunicoli chiusi, condizioni che rendono più difficili sia la permanenza sott’acqua sia le operazioni di risalita.
Le verifiche sull’attrezzatura usata durante l’immersione
Un altro punto centrale dell’inchiesta riguarda la strumentazione utilizzata dai cinque sub italiani. Gli investigatori stanno cercando di capire quale tipo di attrezzatura fosse stata impiegata durante l’esplorazione e quali differenze esistano rispetto ai dispositivi utilizzati dal team di speleosub finlandese che ha recuperato i corpi all’interno della grotta. L’attenzione si concentra soprattutto sulle bombole, sulle torce e sull’equipaggiamento adottato in un’immersione ritenuta di elevata difficoltà tecnica. Secondo quanto emerso, sarebbero state usate strumentazioni ricreative in un ambiente sommerso particolarmente stretto e complesso.
Gli investigatori stanno valutando se il materiale utilizzato fosse adeguato alle caratteristiche della grotta di Dhekunu Kandu e ai tempi necessari per la risalita. Il confronto con l’equipaggiamento impiegato dagli speleosub intervenuti successivamente per il recupero dei corpi rappresenta uno degli elementi considerati più importanti nell’analisi tecnica della tragedia. In parallelo proseguono gli esami sui dispositivi recuperati e sulle registrazioni video, mentre le autopsie previste in Italia dovranno fornire ulteriori indicazioni sulle cause della morte dei cinque subacquei italiani nell’atollo di Vaavu.




