Il mare come tomba, l’ultimo saluto ai sub morti alle Maldive tra onorificenze e lacrime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quello stesso Oceano Indiano che per anni aveva rappresentato una passione, un lavoro e persino una ragione di vita – il palcoscenico naturale dove professionisti come Gianluca Benedetti conducevano i turisti alla scoperta dei fondali – si è trasformato improvvisamente nel luogo dell’ultimo viaggio. corriere +3

A due settimane esatte dalla tragedia che il 14 maggio scorso ha sconvolto l’atollo di Vaavu, costando l’esistenza a cinque italiani, le città di Padova e Genova si sono fermate per tributare l’addio a tre delle vittime, in un crescendo di commozione che ha visto la partecipazione di centinaia di persone. corriere +3

Nella chiesa di Cristo Re, nel quartiere Sant’Osvaldo di Padova, la comunità ha stretto in un abbraccio collettivo la famiglia di Gianluca Benedetti, il 44enne istruttore subacqueo e manager di imbarcazioni turistiche originario del Veneto; la sua bara bianca, accompagnata dalla madre e dalla compagna Silvia, è stata accolta da una folla talmente numerosa da traboccare sul sagrato, dove amici di vecchia data ed ex compagni di squadra hanno ricordato l’uomo che aveva scelto di inseguire il richiamo del mare fino all’arcipelago maldiviano, dove si era trasferito nel 2017. corriere +3

L’abbraccio di Genova e la ferita di Matteo Sommacal

Se a Padova il dolore era quello per un amico che non torna più, a Genova la tragedia ha assunto i contorni di una mutilazione familiare quasi insopportabile.

Oltre duemila persone hanno gremito la chiesa di San Francesco a Pegli per l’ultimo saluto a Monica Montefalcone, 51 anni, docente di biologia marina all’Università di Genova, e alla figlia Giorgia Sommacal, studentessa di ingegneria biomedica che avrebbe compiuto 23 anni proprio nei primi giorni di giugno. malpensa24 +3

Sullo sfondo dell’altare, una fotografia le ritraeva insieme: madre e figlia con il sole negli occhi e alle spalle quel mare blu cobalto che è stato scenario di tanti giorni di studio e passione condivisa, ma che il 14 maggio si è rivelato una trappola mortale. rainews +3

Tra i banchi, accanto al marito Carlo, c’era Matteo Sommacal: vent’anni, il fisico scolpito e la postura di chi è abituato a sostenere gli altri – un passato nella ginnastica artistica – ma ieri incapace di reggere il peso di una perdita così devastante, assistito dagli amici che gli hanno fatto scudo dentro e fuori dalla chiesa. ilgazzettino +3

Don Piero Cattaneo, citando il quarto verso del salmo 22 che Monica aveva scelto di tatuarsi sul braccio – «Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me» – ha trasformato quella valle in una grotta sottomarina, e le lacrime dei presenti sono diventate il solo commento possibile a una storia che non ammette consolazione. corriere +3

Il recupero dei corpi e il gesto del Quirinale

Le operazioni di recupero nelle acque dell’atollo di Vaavu – dove i sub si erano addentrati in cavità profonde circa cinquanta metri, probabilmente affrontando condizioni di visibilità ridotta e correnti insidiose – hanno richiesto un intervento tecnico di altissimo profilo, reso possibile solo grazie all’arrivo di sommozzatori specializzati. rainews +3

A distanza di due settimane, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto riconoscere ufficialmente il coraggio e la professionalità di questi operatori, conferendo «motu proprio» l’onorificenza al Merito della Repubblica Italiana ai tre sub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. corriere +3

Lo stesso Paakkarinen aveva confidato, in un primo momento, il timore che i corpi potessero non essere mai più ritrovati, dispersi nelle viscere dell’oceano; la scoperta di un tunnel non segnato sulle mappe e di alcuni segni sulla sabbia ha invece indicato la strada giusta, permettendo di restituire alla luce – e alle rispettive famiglie – le salme dei cinque italiani. ilmessaggero +3

Uno stillicidio di dettagli e il peso delle parole

Matteo Sommacal, in una delle poche interviste rilasciate prima delle esequie, ha voluto spezzare una lancia a favore della memoria della madre, respingendo con fermezza le narrazioni affrettate che avevano accennato a possibili imprudenze.

«Mamma era molto scrupolosa in mare», ha sottolineato il ragazzo, spiegando come alcuni modi di raccontare la tragedia lo avessero profondamente ferito, alimentando una sofferenza già di per sé intollerabile. corriere +3

La sua testimonianza restituisce il ritratto di una scienziata attenta, rispettosa delle norme di sicurezza e profondamente legata al mare non solo come campo di ricerca, ma come elemento vitale.

«Monica è il mare, Giorgia il sole», hanno scritto gli studenti dell’Università di Genova in una dedica affissa all’ingresso della chiesa, mentre le indagini della procura romana – dopo l’autopsia sui corpi effettuata a Gallarate – continuano a fare chiarezza su una dinamica che, al netto della professionalità delle vittime, resta avvolta in un alone di tragico mistero. corriere +3

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