Sub italiani morti alle Maldive: i finlandesi raccontano la tragedia in grotta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinque sub italiani sono stati recuperati morti a 60 metri di profondità nelle acque delle Maldive, in una grotta vicina all’atollo di Vaavu, e il capo del team finlandese coinvolto nel recupero, Sami Paakkarinen, ha descritto un “tragico errore umano”. I corpi erano sparsi in un cunicolo sotterraneo, e i sommozzatori finlandesi hanno impiegato solo un quarto d’ora per individuare la via fatale. Il recupero è stato complicato dalla conformazione della grotta e dalle condizioni di luce ridotta, ma le immagini girate dai finlandesi mostrano chiaramente le difficoltà incontrate durante l’immersione.

Le condizioni della grotta e l’equipaggiamento dei sub

La grotta di Thinwana Kandu si presenta con un ingresso ad arco e passaggi stretti che conducono rapidamente dal chiarore esterno al buio totale. Le pareti di roccia e corallo, i cunicoli illuminati solo dalle torce e le nuvole di pulviscolo sollevate dai movimenti rendono la visibilità estremamente limitata. I sub italiani, secondo quanto osservato dai finlandesi, avevano bombole da immersione ricreative e hanno perso l’orientamento all’interno del labirinto sottomarino. L’attrezzatura, pensata per immersioni meno complesse, si è rivelata insufficiente in una cavità così impegnativa e profonda.

Il recupero e le scoperte dei sommozzatori finlandesi

Il team finlandese ha documentato il percorso che ha portato ai sub italiani, trovandoli tutti insieme in una sezione della grotta. Sami Paakkarinen ha spiegato che inizialmente temevano di non riuscire a localizzare le vittime, ma presto hanno individuato il cunicolo fatale. Le immagini mostrano chiaramente i passaggi stretti e la difficoltà di movimento in un ambiente in cui la minima perturbazione solleva pulviscolo e riduce ulteriormente la già scarsa visibilità. Il recupero ha confermato l’ipotesi che la mancanza di ossigeno, unita alla perdita di orientamento, abbia causato la tragedia.

Il contesto scientifico della spedizione

Le vittime si trovavano alle Maldive per una crociera scientifica, come chiarito dal professor Stefano Vanin. Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia e i biologi marini Federico Gualtieri e Muriel Oddenino erano impegnati in attività di ricerca sui coralli, mentre Vanin si occupava di studio degli insetti. L’evento non era ricreativo, ma finalizzato a lavori universitari, con la partecipazione di una ventina di studenti. L’indagine aperta dalla procura di Roma, con la collaborazione della squadra Mobile di Genova, ipotizza un omicidio colposo contro ignoti, alla luce delle circostanze che hanno portato alla morte dei sub italiani.

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