Maldive, i sub finlandesi e il recupero dei corpi: «Felici di aver aiutato le famiglie»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist – tre speleo-sub finlandesi con alle spalle decine di missioni complesse – hanno portato a termine nelle acque dell’atollo di Vaavu un’operazione di search & recovery che molti, inizialmente, davano per impossibile. L’incarico, confermato da DAN Europe al termine della cosiddetta fase operativa, prevedeva la localizzazione e il recupero dei corpi dei subacquei italiani morti all’interno della grotta sottomarina di Dhekunu Kandu, conosciuta anche come Thinwana Kandu. Lì, a oltre 50 metri di profondità, si erano consumati quei fatali accadimenti che hanno portato alla perdita di cinque vite (anche se in un primo momento si parlò di quattro vittime, poi il bilancio si è precisato). I finlandesi, assistiti da tecnologie e protocolli propri delle operazioni in grotta, hanno lavorato in condizioni di visibilità quasi nulla, dove il semplice movimento delle pinne solleva nuvole di sedimento capaci di disorientare anche un professionista navigato.

«I corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta»

Paakkarinen – che ha anche scattato le prime immagini diffuse dall’interno del sistema carsico sommerso – ha raccontato senza enfasi le fasi dell’immersione critica. «Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati – ha dichiarato – perché eravamo già da tempo nella prima immersione senza individuarli, e avevamo cominciato a pensare che non fossero più lì». Quelle parole, asciutte e prive di retorica, restituiscono la tensione di una ricerca condotta metro dopo metro in una cavità dove la luce naturale non arriva mai e dove ogni errore di pianificazione può rivelarsi letale. I tre esperti hanno recuperato sia i corpi sia parte delle attrezzature, restituendo alle famiglie quella che Paakkarinen ha definito una «minima forma di pace». La loro soddisfazione, a missione conclusa, non è mai stata trionfalistica: «Felici di aver aiutato le famiglie», hanno ripetuto, quasi a volersi sottrarre a qualsiasi celebrazione.

Le immagini della grotta e la sfida della visibilità ridotta

Le fotografie pubblicate da DAN Europe mostrano con crudezza l’ambiente in cui i cinque sub italiani hanno perso la vita. Si vedono pareti di corallo fossile, passaggi stretti e, in controluce, quel velo di sabbia in sospensione che trasforma la caverna in una trappola per chi non abbia esperienza specifica. Paakkarinen, nel documentare l’ingresso e il primo ambiente della cavità, ha voluto fornire un contributo tecnico alle indagini: quelle immagini, infatti, potrebbero aiutare ricostruttori e consulenti a capire i movimenti del gruppo prima della tragedia. «Una grotta impegnativa – ha aggiunto il sub finlandese – occorre mapparla con precisione e informare adeguatamente chi vi si avvicina». Un avvertimento che suona come una constatazione oggettiva, non come un giudizio.

Le indagini per omicidio colposo e le testimonianze raccolte

Sulla terraferma, intanto, la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. Gli investigatori stanno raccogliendo le prime testimonianze, molte delle quali convergono sul ruolo e la preparazione del gruppo, le modalità di discesa e l’organizzazione della crociera scientifica a bordo della “Duke of York”. Da quell’imbarcazione erano scesi in immersione Monica Montefalcone (docente universitaria), la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca Gianluca Benedetti. Nelle scorse ore è stato ascoltato come testimone a Genova l’entomologo forense Stefano Vanin, docente del Distav dell’ateneo genovese, che si trovava anch’egli sulla barca al momento dei fatti. Il suo contributo, così come quello degli altri sopravvissuti, servirà a ricostruire gli ultimi minuti prima dell’incidente. Le autopsie sui corpi, attese nei prossimi giorni, potranno offrire risposte ulteriori sulle cause fisiche del decesso, senza le quali ogni ipotesi – da un’embolia gassosa a una miscela respiratoria inadeguata – resterebbe per ora allo stadio di congettura.

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