Sub morti alle Maldive, conclusa la fase operativa di recupero
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Redazione Interno
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Si è conclusa la fase operativa subacquea della missione internazionale di search & recovery nel sito d’immersione di Dhekunu Kandu, atollo di Vaavu, alle Maldive, dove sono stati recuperati i corpi dei cinque sub italiani morti. La tragedia ha coinvolto la docente Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca Gianluca Benedetti. Lunedì è previsto l’esame autoptico su Benedetti, mentre il rientro delle altre quattro salme avverrà sabato, segnando una fase cruciale delle operazioni di recupero e della ricostruzione dei fatti.
Indagini in corso tra Italia e Maldive
Le procure di Roma e Genova conducono indagini parallele per chiarire le cause della tragedia avvenuta durante l’immersione nella grotta vicino ad Alimathà. In questura sono stati sentiti tre professori dell’Università di Genova, tra cui Stefano Vanin, mentre la Duke of York ha consegnato chiavette e memorie esterne utili all’inchiesta. Gli accertamenti mirano a determinare eventuali errori procedurali o disorientamento durante la discesa subacquea, l’ipotesi più probabile al momento, evidenziando la complessità delle operazioni in ambienti sottomarini e il rischio associato anche per sub esperti.
La missione di recupero dei corpi
Il team internazionale ha completato le immersioni nelle grotte di Alimathà per rimuovere ogni traccia umana e aggiornare le mappe subacquee. Jenni Westerlund, sub-speleologa finlandese che ha partecipato al recupero, ha sottolineato le difficoltà di operare in ambienti complessi e la frequente incidenza dell’errore umano. L’operazione ha richiesto precisione e coordinamento tra i membri del team per garantire il recupero sicuro dei corpi e raccogliere informazioni tecniche utili a prevenire future tragedie.
L’impatto della tragedia
La morte dei cinque sub italiani ha suscitato forte commozione per la loro giovane età e per il contesto in cui è avvenuta, considerato un paradiso per immersioni. Tra le vittime c’era anche una madre con la figlia, amplificando la gravità del dolore. Il caso richiama l’attenzione sulle insidie degli ambienti subacquei e sul valore della preparazione e della sicurezza nelle immersioni speleologiche, sottolineando quanto ogni missione, per quanto pianificata, possa comportare rischi imprevisti.




