Maldive, il video nella grotta dei sub finlandesi mostra i limiti di un’immersione fatale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La trasmissione, andata in onda mercoledì 27 maggio all'interno del telegiornale della rete ammiraglia, ha offerto agli spettatori la possibilità di osservare per la prima volta il percorso che conduce dalla prima cavità, ancora parzialmente illuminata, fino alla seconda stanza, quella completamente avvolta dal buio più totale. Il documento audiovisivo, che restituisce fedelmente la complessità morfologica del sito denominato Devana Kandu, mostra con chiarezza la progressiva riduzione degli spazi di manovra, un dettaglio che da solo basta a spiegare le difficoltà incontrate dal quintetto.

Le parole di Sami Paakkarinen e l’attrezzatura inadeguata

A commentare le drammatiche sequenze, riprese dalla fondazione Dan Europe durante le operazioni di recupero, è stato Sami Paakkarinen, lo speleosub finlandese che ha materialmente guidato le ricerche insieme ai colleghi Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. Paakkarinen, intervistato dai microfoni del Tg1, ha fornito una valutazione tecnica priva di ambiguità: "È chiaro che si trovavano troppo in profondità, in un luogo in cui non dovevano essere".

L’istruttore, che ha potuto constatare di persona lo stato dei luoghi, ha poi specificato che i cinque sub indossavano l’equipaggiamento standard per le immersioni ricreative tipiche dell’arcipelago, ma non certo quello necessario per affrontare un ambiente ipogeo.

"Per scendere in grotta serve altro: più dispositivi, più bombole, il rebreather e dei dispositivi di sicurezza", ha spiegato Paakkarinen, riferendosi a quelle apparecchiature a circuito chiuso che, come ha raccontato ai media nei giorni precedenti, sono indispensabili per gestire la respirazione in spazi ristretti e a quote elevate.

Le dinamiche dei soccorsi e i segni sulla sabbia

Nel corso dello stesso servizio, il sub finlandese ha rievocato le fasi iniziali della missione di search & recovery, ammettendo di aver seriamente temuto che i corpi potessero non venire mai localizzati. "C’era la possibilità che fossero dispersi nell’oceano e che nessuno li avrebbe mai recuperati", ha dichiarato Paakkarinen, rivelando la tensione che ha accompagnato i primi tentativi di penetrazione nel dedalo di cunicoli sommersi.

La svolta nelle ricerche è arrivata quando i membri del team specializzato della Dan Europe hanno individuato un tunnel secondario, una diramazione che risultava assente dalle mappe ufficiali della zona e che conduceva a una camera profonda circa 60 metri sotto il livello del mare. A indicare la strada giusta, sono stati alcuni segni impressi sul fondo sabbioso: una traccia, hanno spiegato i finlandesi, che ha funto da bussola in quel contesto di visibilità ridotta.

La stessa fondazione Dan Europe, come si legge nei comunicati diffusi in precedenza, aveva definito l’operazione "tecnicamente impegnativa" a causa delle correnti e della presenza di sedimenti facilmente solubili nell’acqua.

Il contesto giudiziario e gli sviluppi investigativi

Mentre i riflettori dei media si accendono sulla scoperta della grotta, l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma procede lungo un binario parallelo, finalizzato a chiarire le responsabilità di quanto accaduto il 14 maggio scorso. I magistrati del capoluogo laziale, che indagano per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, hanno già attivato una rogatoria internazionale rivolta alle autorità di Malé per ottenere l’invio immediato di tutto il materiale sequestrato, con un interesse particolare rivolto alla telecamera (una action cam) che i sub avevano con sé durante l’immersione.

L’analisi di quei fotogrammi, hanno spiegato gli inquirenti, potrebbe rivelarsi decisiva per comprendere l’esatta successione degli eventi all’interno della cavità. Contemporaneamente, gli accertamenti autoptici condotti sui corpi delle vittime, i cui risultati sono attesi nelle prossime settimane, stanno cercando di stabilire la causa medica del decesso, anche se al momento l’ipotesi più accreditata resta quella di un’asfissia seguita da annegamento.

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