Sub italiani morti alle Maldive: ultimi corpi recuperati da grotta inesplorata
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Redazione Interno
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Gli ultimi due corpi dei sub italiani deceduti alle Maldive lo scorso 14 maggio sono stati recuperati a 60 metri di profondità nella grotta di Alimathà. L’immersione, guidata da Monica Montefalcone, ha visto la tragica morte di cinque esperti italiani, tra cui Gianluca Benedetti, 44 anni, operation manager dell’agenzia Albatros Top Boat di Verbania. Le salme, dopo il rimpatrio, sono state trasportate all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, nosocomio di riferimento per l’aeroporto di Malpensa, in attesa delle autopsie.
Le condizioni dell’immersione e l’ipotesi del disorientamento
Dalle prime indagini emerge che i sub utilizzavano semplici bombole ad aria, tipiche per immersioni ricreative, e non miscele come il nitrox che permetterebbero di rimanere più a lungo in profondità senza rischi. Le grotte dell’atollo di Vaavu non erano mai state mappate, aumentando il rischio di disorientamento. Gli esperti ipotizzano che la combinazione di condizioni ambientali complesse e attrezzature non adeguate abbia contribuito alla tragedia, con i sub probabilmente separati durante il tentativo di esplorazione della grotta.
Il ruolo degli esperti locali nella ricostruzione dei fatti
Shafraz Naeem, sub maldiviano con trent’anni di esperienza nelle immersioni in grotte marine, ha partecipato al recupero delle vittime. La sua conoscenza delle cavità marine ha permesso di ricostruire le fasi dell’incidente. Secondo Naeem, le regole standard di sicurezza sono state violate durante l’immersione, fattore che ha reso più complesso il recupero e ha aumentato i rischi per i sub coinvolti. Le operazioni hanno confermato la pericolosità della grotta e la necessità di preparazioni specifiche per esplorazioni simili.
Il lutto e le volontà della famiglia Montefalcone
Carlo Sommacal, marito della professoressa Monica Montefalcone e padre di Giorgia, ha espresso il desiderio di rispettare le volontà della moglie: dopo le autopsie, prevedono la cremazione e la dispersione delle ceneri a Capo Mannu, luogo di ricordi estivi felici. L’attesa per l’arrivo delle salme e l’esecuzione delle autopsie rende la famiglia protagonista di un processo doloroso e attento al rispetto delle ultime volontà. La tragedia ha sollevato interrogativi sulla sicurezza nelle immersioni in grotte inesplorate e sulla necessità di permessi specifici per attività subacquee complesse.




