Sciopero dei medici di base in Trentino: attiva la Continuità assistenziale per due giorni
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Redazione Interno
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Due giornate di possibili disagi negli studi dei medici di famiglia, ma con una rete di assistenza alternativa già predisposta per garantire le prestazioni che non possono essere rinviate. È quanto prevede il Trentino in occasione dello sciopero della medicina generale convenzionata in programma martedì 15 e mercoledì 16 settembre, una mobilitazione proclamata dal Sindacato Medici Italiani.
L'adesione alla protesta da parte dei medici di medicina generale e dei medici convenzionati potrebbe tradursi in una riduzione o in una sospensione dell'attività ordinaria, con gli ambulatori che potrebbero restare chiusi o subire variazioni nelle modalità di erogazione delle prestazioni. Per scongiurare un vuoto nell'assistenza, è stata attivata per l'intera durata dello sciopero la Continuità assistenziale, l'ex Guardia medica, destinata a coprire le necessità urgenti e non differibili.
Il numero unico 116117 e le modalità di accesso
Il riferimento per i cittadini sarà il 116117, il numero unico della Continuità assistenziale. Il servizio sarà raggiungibile nelle due giornate di sciopero dalle 8 alle 20, con l'indicazione di utilizzarlo per le situazioni che richiedono effettivamente un intervento non rimandabile. L'obiettivo dell'organizzazione predisposta dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari è assicurare la continuità dell'assistenza e la tutela della salute della popolazione anche nelle ore della mobilitazione.
Le ragioni della protesta sindacale
La mobilitazione nazionale, indetta dallo Smi, affonda le radici nel dissenso verso l'accordo stralcio sulle Case della Comunità siglato il 23 giugno scorso. Al centro delle contestazioni ci sono il debito orario che i medici di famiglia sarebbero chiamati a svolgere nelle nuove strutture territoriali e l'assetto del ruolo unico in medicina generale. Il sindacato contesta in particolare il meccanismo che, secondo la sua lettura, attribuisce alle Aziende sanitarie la definizione del fabbisogno orario e dell'organizzazione dei turni, comprimendo gli spazi di negoziazione a livello regionale.
Sul fronte delle richieste, lo Smi chiede l'istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza, l'attivazione della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, la reintroduzione dell'area della medicina dei servizi e l'implementazione degli organici del 118. Nel documento diffuso dalla segreteria nazionale si legge che, «in assenza d'impegni precisi della Parte Pubblica», i medici «sono stati costretti allo sciopero», con un appello rivolto a tutti i professionisti, iscritti e non, per un'azione unitaria di difesa della professione.
L'accordo sulle Case di Comunità e il nodo contrattuale
L'intesa contestata dai medici era stata preceduta, a metà giugno, dall'atto di indirizzo approvato dal Comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni. Quel documento prevedeva per i medici di medicina generale l'obbligo di svolgere attività nelle Case di Comunità fino a un massimo di sei ore settimanali per 48 settimane annue, un impegno che si sommava in via residuale agli obblighi già previsti per i medici a rapporto orario chiamati a coprire turni notturni, festivi e del sabato su richiesta dell'Azienda sanitaria.
La scelta delle Regioni era stata quella di privilegiare il canale della contrattazione per assicurare il raggiungimento del target Pnrr della Missione 6, collegando esplicitamente la definizione dell'accordo sulle Case di Comunità all'apertura del confronto sul rinnovo complessivo dell'Accordo collettivo nazionale della medicina generale per il triennio 2025-2027.
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