Microsoft sospende servizi cloud a unità israeliana per presunte violazioni di sorveglianza
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Redazione Economia
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Microsoft ha interrotto i servizi cloud per un'unità del ministero della Difesa israeliana in seguito a rivelazioni sull'uso della piattaforma Azure per operazioni di sorveglianza di massa contro civili palestinesi. L'azione della big tech, basata su un'indagine interna che ha confermato violazioni contrattuali, risponde all'accusa di aver utilizzato l'infrastruttura per conservare illegalmente intercettazioni telefoniche.
La presunta raccolta di dati su larga scala
Secondo le indagini, il possibile abuso avrebbe riguardato un flusso impressionante di dati: circa un milione di informazioni trasferite ogni ora per tre anni verso un data center nei Paesi Bassi. L'illecito consisterebbe nella registrazione sistematica di milioni di chiamate da telefoni cellulari a Gaza e in Cisgiordania, configurando una potenziale violazione della privacy su vasta scala.
L’ombra sulle valutazioni della Commissione Europea
Questa circostanza getta dubbi sulle precedenti valutazioni della Commissione Europea, che aveva riconosciuto a Israele l'adeguatezza agli standard di protezione dati del Gdpr. La mossa di Microsoft mostra come gli strumenti tecnologici possano essere distorti verso fini non autorizzati, nonostante i controlli formali.
Il ruolo dell’Unità 8200 e le implicazioni etiche
L'unità coinvolta è l'Unità 8200, un reparto di intelligence delle Forze di Difesa israeliane noto per la raccolta di segnali informatici. Microsoft ha agito in modo netto ma circoscritto, sospendendo i privilegi di accesso a questa specifica entità. L'episodio sottolinea la sfida per i colossi del tech nel bilanciare operazioni commerciali, etica e diritti umani in contesti geopolitici delicati.




