Milano Certosa, l’autopsia conferma: Gianluca Ibarra Silvera ucciso da 34 coltellate alle gambe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lama, in un’aggressione che per ferocia e numero di fendenti appare già ampiamente consegnata agli archivi della cronaca nera milanese, ha reciso l’arteria femorale del ventiduenne, innescando un’emorragia che nessun soccorso avrebbe potuto arginare. A stabilirlo, con la precisione che solo un esame autoptico può garantire, è stato il medico legale incaricato dalla procura, il quale ha restituito un quadro clinico devastante: il corpo di Gianluca Ibarra Silvera, vittima dell’agguato consumatosi il 26 maggio tra i binari della stazione Certosa, presenta trentaquattro ferite da taglio.

La maggior parte di esse, come riportato dalle agenzie e ripreso dagli organi di informazione, si concentra esclusivamente sugli arti inferiori, a dimostrazione – se ancora ce ne fosse bisogno – della volontà dei suoi aggressori di infliggere una punizione esemplare piuttosto che limitarsi a un semplice omicidio.

L’agguato nella stazione e le dinamiche del gruppo

La sera del 26 maggio, la stazione di Milano Certosa – snodo ferroviario della periferia nord spesso al centro di cronache legate al degrado e alla presenza di comitive giovanili – si era trasformata in una trappola mortale. Secondo le ricostruzioni investigative, Ibarra Silvera si trovava sul posto insieme al fratello e a un amico; sarebbe stato in quella circostanza, forse per un banale scambio di persona o per una rissa degenerata, che un gruppo numericamente cospicuo (gli investigatori parlano di almeno diciassette individui) lo ha isolato e accerchiato.

Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile di Milano, hanno già portato all’arresto di due presunti esecutori materiali: Jefferson Smit Echevarra Verano, diciannovenne peruviano, e Isaias Gonzalo Linares Melendez, ventenne. Quest’ultimo, stando a quanto emerso, aveva tentato una rocambolesca fuga oltre confine, raggiungendo la Francia e la Spagna, per poi essere bloccato a Bardonecchia, in Piemonte, mentre rientrava a bordo di un autobus.

Le reazioni degli arrestati e il profilo delle vittime

La brutalità dell’assalto, caratterizzato dall’utilizzo di coltelli e da una violenza che gli inquirenti non esitano a definire “gratuita”, ha costretto i magistrati a ipotizzare il reato di omicidio aggravato dalla premeditazione.

I due giovani fermati, entrambi legati all’orbita dei Latin Kings (la gang di origine ispanica che da anni contenderebbe il controllo di alcune aree della città ad altre sigle come la MS-13), si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari, limitandosi a confermare la loro appartenenza al gruppo ma scaricando la responsabilità sugli altri componenti della “pandilla”.

Non si tratta, in ogni caso, di un omicidio maturato nel buio più totale: le telecamere di sorveglianza presenti nella stazione e, soprattutto, la testimonianza del fratello della vittima – che ha assistito impotente alla furia omicida – stanno fornendo agli inquirenti un mosaico di indizi preciso, utile a risalire ai ruoli ricoperti da ciascuno dei partecipanti alla rissa.

Le indagini ancora in corso sui complici

Se le celle del carcere di San Vittore ospitano già i due fermati, il lavoro degli investigatori non è tuttavia concluso. L’autopsia, che ha quantificato con precisione le ferite (trentaquattro, come confermato dai maggiori quotidiani nazionali), ha fornito alla procura un elemento tecnico inoppugnabile per sostenere l’accusa di dolo eventuale, o meglio di dolo diretto, vista la volontà di colpire una zona così vascolarizzata come l’inguine.

Restano da individuare tutti gli altri complici che, quella sera, hanno contribuito a bloccare la fuga del ragazzo prima che questi venisse gettato nell’intercapedine tra i binari. La procura, retta da Marcello Viola, sta valutando ulteriori misure cautelari nei confronti di altri giovani identificati, mentre si attendono i prossimi sviluppi di un’inchiesta che ha gettato nuovamente l’ombra dei cosiddetti “Latin King” sulla cronaca milanese.

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