Affondamento della nave russa Ursa Major, mistero e sospetti di sabotaggio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il progetto del rompighiaccio nucleare Rossiya, voluto da Putin per l'Artico russo, ha subito una brusca frenata a causa dell'affondamento della nave cargo Ursa Major, avvenuto il 23 dicembre scorso. L'incidente, che ha visto l'imbarcazione inabissarsi nelle acque internazionali tra Spagna e Algeria, ha portato al salvataggio di 14 membri dell'equipaggio, mentre due risultano ancora dispersi. Le cause dell'affondamento restano avvolte nel mistero, con l'ombra di un possibile sabotaggio da parte dei servizi segreti ucraini che aleggia ancora.

La nave, appartenente alla flotta della compagnia del Ministero della Difesa russo "Oboronlogistika", era stata utilizzata in passato per le operazioni del "Syrian Express". Partita da San Pietroburgo l'11 dicembre, era diretta a Vladivostok con un carico di gru portuali del peso di 380 tonnellate ciascuna, necessarie per l'espansione del terminal di Vladivostok e per le coperture per boccaporti da 45 tonnellate destinate alle nuove navi rompighiaccio della flotta russa.

Le prime informazioni parlavano di un incidente, ma successivamente è emersa l'ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti ucraini. Le autorità russe, pur parlando genericamente di "attacco terroristico" e di "un'esplosione a bordo", non hanno fornito dettagli sulle prove o sui responsabili. La società armatrice "Oboronlogistika" ha confermato che l'affondamento è avvenuto a causa di un'esplosione a bordo, ma non ha indicato i motivi dell'attacco né ha fornito particolari sulle prove raccolte.

L'affondamento della Ursa Major rappresenta un duro colpo per il progetto del rompighiaccio nucleare Rossiya, che avrebbe dovuto essere utilizzato nell'Artico russo. Le tre esplosioni che hanno colpito la nave, il carico destinato ai reattori nucleari e il ruolo degli 007 di Kiev sono al centro delle indagini.

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