Il Mucrone illuminato a tricolore per l’adunata degli alpini: l’esperto avverte sull’inquinamento luminoso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’adunata nazionale degli alpini, svoltasi a Biella tra il 9 e l’11 maggio, ha portato con sé non solo una massiccia partecipazione di veterani e simpatizzanti – oltre 400 mila persone – ma anche un’iniziativa simbolica che ha acceso polemiche. La cima del Monte Mucrone, a 2.335 metri, è stata illuminata con i colori della bandiera italiana in omaggio alle "Penne nere", trasformando per alcune notti il paesaggio alpino in uno scenario artificiale. Un gesto di grande impatto visivo, che però ha riacceso il dibattito sull’inquinamento luminoso, un fenomeno sempre più invasivo anche nelle zone montane.

"Eventi del genere dimostrano una scarsa consapevolezza delle conseguenze dell’illuminazione artificiale", ha osservato un esperto del settore, sottolineando come la luce eccessiva alteri gli ecosistemi notturni e renda ormai raro, persino in alta quota, ammirare un cielo stellato. Se da un lato l’intenzione era quella di celebrare un corpo militare storico, dall’altro l’operazione ha sollevato interrogativi sulla necessità di ricorrere a simili espedienti, soprattutto in aree naturali.

L’adunata, nel complesso, è stata un successo di partecipazione, con una nutrita rappresentanza bergamasca tra le fila degli alpini. Biella, nonostante l’afflusso imponente, ha saputo gestire l’evento senza intoppi, tornando alla normalità in tempi rapidi. C’è chi, con ironia, ha commentato la fine della tre giorni come una liberazione: "Finalmente si potrà riprendere la macchina per andare dal tabaccaio", ha scritto un lettore, strizzando l’occhio alle piccole seccature causate dal gigantesco raduno.

Quello che resta, oltre ai ricordi e alle emozioni condivise, è però una riflessione più ampia sull’equilibrio tra tradizione e rispetto dell’ambiente. Se da tempo si discute dell’impatto delle luminarie cittadine, episodi come quello del Mucrone dimostrano che il problema non riguarda solo le metropoli, ma anche territori un tempo considerati incontaminati. Senza contare che, come dimostrano studi recenti, l’eccesso di luce artificiale può influire sui ritmi naturali della fauna e persino sulla salute umana.

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