Italia-Romania 35-34, la pallamano azzurra brilla e soffre nel test di Trieste

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un Pala Chiarbola gremito da milleduecento spettatori, un soffio soltanto ha separato l’Italia dalla Romania nell’ultimo, teso, affanno della partita, risolta da una giocata di Simone Mengon quando il cronometro scorreva inesorabile. La vittoria per 35-34, che vale il Trofeo Friuli Venezia Giulia, chiude con un segno positivo il raduno di Trieste e regala al gruppo guidato dal commissario tecnico Bob Hanning un test di valore, poiché costringe la squadra a gestire prima il vantaggio e poi la rimonta ostinata degli avversari, in una partita dove gli azzurri hanno interpretato ruoli diversi dimostrando di saper reagire sotto pressione.

Un percorso che parte da lontano

Questo match amichevole, trasmesso in esclusiva su Sky e in streaming sulla piattaforma Now, rappresenta la prima tappa di un cammino verso un traguardo storico. Dopo ventotto anni di assenza, infatti, la nazionale maschile di pallamano tornerà a disputare la fase finale di un campionato europeo, esordendo il prossimo 16 gennaio a Kristianstad contro l’Islanda, in un Gruppo F che comprende anche Ungheria e Polonia, sfide queste ultime in programma tra il 18 e il 20 dello stesso mese. La qualificazione giunge a un anno esatto dalla partecipazione ai Mondiali, a suggello di una crescita del movimento che trova in questo risultato un punto d’arrivo importante e, al tempo stesso, un nuovo punto di partenza.

Una gara costruita su due tempi

Il primo tempo aveva visto gli azzurri, nonostante l’assenza di elementi di peso come il portiere Domenico Ebner, il capitano Andrea Parisini e il mancino Thomas Bortoli, impostare un gioco di qualità e condurre con un margine di tre reti, sul 20-17. Una “lepre” che nella ripresa si è trovata a dover lottare palla su palla, gol su gol, contro una Romania capace di riagganciarsi e di rendere l’epilogo incerto fino all’ultimo secondo, quando un tentativo degli ospiti si è infranto sul palo. La partita, ricca di colpi di scena, ha così offerto al tecnico Hanning un banco di prova prezioso per saggiare le reazioni della squadra in una simulazione di quelle che potrebbero essere le dinamiche di una partita ufficiale del torneo continentale.

Il significato di una vittoria

Oltre al punteggio, ciò che conta è il percorso mentale e tattico compiuto in questi novanta minuti di gioco. La squadra ha dimostrato di poter brillare nella fase organizzativa, costruendo azioni efficaci, ma anche di saper soffrire e reggere l’urto quando l’iniziativa sfugge di mano e il match si trasforma in un confronto a corpo. La prestazione di Mengon, premiato a fine gara con il riconoscimento intitolato al professore Giuseppe Lo Duca, è stata emblematica di una serata in cui la capacità di incidere nei momenti decisivi ha fatto la differenza. Questo successo, dunque, non è un punto d’arrivo ma un tassello della preparazione, un passo in avanti verso l’appuntamento svedese che attende la compagine azzurra.

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