Strage di braccianti a Scanzano, l'incidente sull'agri costa la vita a quattro lavoratori indiani
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Redazione Interno
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Era finito il turno nei campi, quello della raccolta dell’uva che in questo periodo impegna tante braccia, quando i quattro braccianti, insieme ad altri sei colleghi, sono saliti sull’auto. Una sette posti, stipata come accade troppo spesso, che li avrebbe dovuti riportare a casa, a Corigliano Calabro, dopo una giornata di lavoro. Un viaggio di ritorno che, per molti di loro, si è interrotto per sempre lungo la statale 98 Fondovallo dell’Agri, all’altezza di Scanzano Jonico, nel Materano. L’impatto con un camion è stato di una violenza inaudita, un istante che non ha lasciato scampo. I quattro giovani, cittadini indiani che risiedevano a Corigliano, avevano un’età compresa tra i venti e i trentaquattro anni: Kumar Manoj, Singh Surjit, Singh Harwinder e Singh Jaskaran, quest’ultimo appena ventenne. Le loro esistenze, accomunate da una ricerca di riscatto attraverso un lavoro faticoso, si sono spezzate su una strada che, come denunciato da alcuni, “sembra una mulattiera”.
Un pendolarismo estenuante e il sistema del caporalato
Percorrevano ogni giorno circa centosettanta chilometri, un pendolarismo estenuante che li portava dalla Calabria verso la Puglia o la Basilicata, a seconda di dove il lavoro nei campi li chiamasse. Un sistema, quello del caporalato “made in Calabria” che, pur essendo stato più volte denunciato, continua a mostrare il suo volto più crudele, mietendo vittime che diventano il simbolo di una piaga sociale mai davvero debellata. Quella del 4 ottobre non è una fatalità isolata, ma l’ennesimo capitolo di una cronaca che si ripete con troppa frequenza, dove la precarietà delle condizioni di vita e di lavoro si intreccia con la pericolosità di viaggi logoranti.
Le condizioni dei feriti e lo stato delle indagini
Mentre le indagini sulla dinamica dell’incidente proseguono per accertare ogni responsabilità, il bilancio dei feriti, inizialmente di sei persone, inizia lentamente a alleggerirsi. Quattro di loro sono stati infatti dimessi, mentre le condizioni del più grave, ricoverato a Potenza, vengono descritte come stabili. Un altro ferito, curato a Policoro, mostra invece segni di ripresa. Sul fronte sanitario, come riferito da Pietro Gianfreda, direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia dell’ospedale di Policoro, si registrano quindi timidi segnali positivi per chi è sopravvissuto alla sciagura.
Una tragedia annunciata tra sfruttamento e sicurezza stradale
Quello che resta, oltre ai nomi e alle età delle vittime, è il quadro di un meccanismo perverso che condanna molti lavoratori a vivere in un perenne stato di insicurezza, sia durante le ore di lavoro che negli spostamenti. La scelta di affrontare viaggi così lunghi, stipati in veicoli inadeguati, non è quasi mai una scelta libera, ma l’unica opzione disponibile per chi è costretto ad accettare le regole di un’economia sommersa. La statale dove è avvenuto lo scontro, al centro di aspre critiche per le sue condizioni, diventa così il palcoscenico di una tragedia annunciata, che riporta l’attenzione su temi irrisolti che riguardano la sicurezza stradale e, ancor più, lo sfruttamento del lavoro in agricoltura.




