Sanzioni Usa alla Cpi, Navi Pillay: «Misure inaudite e inaccettabili»
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Redazione Esteri
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Le sanzioni che gli Stati Uniti stanno imponendo alla Corte penale internazionale sono «inaudite e inaccettabili». A dichiararlo è Navi Pillay, la giurista sudafricana insignita del Premio Nobel per la Pace, intervenuta in videocollegamento da Norimberga durante un evento organizzato al Nobel Peace Center di Oslo. «C'è grande tensione e preoccupazione riguardo alla sopravvivenza dei tribunali internazionali, in particolare della Corte penale internazionale dell'Aia», ha affermato la neo premio Nobel, lanciando un allarme sul futuro della giustizia internazionale.
La posizione dell'Unione Europea
Sul fronte europeo, la reazione è giunta tempestiva. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha espresso «profondo rammarico» per la decisione americana di colpire due vice procuratori e due giudici della Corte. «Gli attacchi o le minacce contro la Corte, i funzionari eletti, il personale e coloro che collaborano con essa non sono accettabili», ha dichiarato Kallas, ribadendo il «fermo» sostegno dell'Ue affinché l'istituzione possa operare in modo indipendente e imparziale.
La responsabile della diplomazia europea ha inoltre sottolineato che l'Unione sta valutando tutte le opzioni disponibili per proteggere il tribunale dell'Aia dalle pressioni esterne.
Le misure di Washington
L'amministrazione guidata da Donald Trump ha firmato lo scorso 6 febbraio un ordine esecutivo che autorizza l'imposizione di restrizioni finanziarie e di viaggio contro i funzionari della Corte coinvolti nelle indagini che riguardano cittadini americani o di Paesi alleati.
Le misure sono state motivate principalmente dai mandati di arresto emessi nel novembre 2024 dalla Cpi nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di crimini di guerra e crimini contro l'umanità per le operazioni militari nella Striscia di Gaza.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha difeso la linea dell'amministrazione, sostenendo che «gli Stati Uniti e il loro popolo non sono soggetti alla giurisdizione della Cpi» e che Washington intende proseguire nella sua campagna per smantellare quella che definisce una «corte canaglia».
La reazione dell'Assemblea degli Stati parte
L'iniziativa americana è stata definita «senza precedenti» dall'Assemblea dei 123 Paesi che fanno parte della Corte, secondo cui l'obiettivo dichiarato è quello di «ostacolare l'indipendenza» del tribunale internazionale. Anche Amnesty International è intervenuta sulla vicenda, esortando gli Stati membri a opporsi fermamente alle sanzioni anziché cercare forme di appeasement.
«La Corte penale internazionale sta affrontando un attacco esistenziale da parte di alcuni Stati, come gli Usa e la Russia», ha dichiarato Erika Guevara Rosas, senior director di Amnesty International, aggiungendo che «gli Stati membri non devono restare in silenzio di fronte a queste minacce».
Il profilo della giurista sudafricana
Nata a Durban nel 1941 da una famiglia di origini indiane, Navi Pillay ha alle spalle una carriera costruita interamente nel segno della giustizia internazionale. Ha iniziato come avvocata difendendo gli attivisti anti-apartheid, inclusi Nelson Mandela e altri detenuti dell'isola di Robben Island, per poi diventare la prima donna di colore a esercitare la professione legale nella sua regione.
È stata giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha presieduto un collegio che ha stabilito per la prima volta che lo stupro e le violenze sessuali costituiscono atti di genocidio. Successivamente ha ricoperto il ruolo di giudice presso la Corte penale internazionale e di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014.
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