Navi Pillay all'Aia: il Nobel per la Pace visita la Corte penale internazionale tra le sanzioni Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Navanethem “Navi” Pillay, insignita del Premio Nobel per la Pace 2026, ha visitato la Corte Penale Internazionale (CPI) all'Aia, nei Paesi Bassi, dove ha incontrato funzionari e membri del personale della Corte. L'arrivo della giurista sudafricana è stato accolto da applausi, in una giornata che assume un significato particolare alla luce delle recenti tensioni internazionali.

Un riconoscimento per il diritto internazionale

Il Comitato norvegese ha assegnato il prestigioso riconoscimento alla giurista sudafricana “per i suoi sforzi volti a promuovere la pace e il diritto internazionale”. La motivazione ufficiale sottolinea come, in storici procedimenti giudiziari internazionali, Pillay abbia dimostrato che le misure legali possono contribuire a prevenire atti di guerra e violenza, rafforzando al contempo le istituzioni del diritto internazionale. La sua indipendenza, competenza e fermezza l'hanno resa una delle giuriste più rispettate del nostro tempo.

Dalle origini tamil alla carriera internazionale

Nata a Durban il 23 settembre 1941, in una famiglia di origine tamil, Pillay ha vissuto in prima persona le discriminazioni dell'apartheid: da bambina non poteva accedere alla spiaggia per il colore della sua pelle. Grazie a una colletta del quartiere riuscì a studiare legge e, di fronte al rifiuto degli studi legali di assumerla, aprì un proprio studio.

È stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica, ha prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale dal 2003 al 2008 e ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Dal 2008 al 2014 è stata Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Le sanzioni americane contro la Corte

La visita di Pillay all'Aia giunge a pochi giorni di distanza dall'annuncio del Dipartimento di Stato americano, che ha imposto sanzioni senza precedenti contro la Corte stessa. Washington ha motivato la decisione con la necessità di “difendere la sovranità americana e i propri cittadini dalla minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale”, secondo quanto dichiarato dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha definito la CPI un “tribunale canaglia”.

Le misure, una volta applicate, comporteranno il congelamento dei beni della Corte negli Stati Uniti e il divieto di transazioni finanziarie, con l'obiettivo dichiarato di recidere le risorse e ridurre la capacità operativa dell'istituzione.

La Corte ha respinto con fermezza le sanzioni, definendole un attacco allo Stato di diritto e ai fondamenti dell'ordine giuridico internazionale. La presidente Tomoko Akane ha dichiarato che la CPI “respinge fermamente” le misure, definite “storicamente senza precedenti”, sottolineando che ostacolare un tribunale nell'adempimento del proprio mandato giudiziario è inaccettabile.

I ministri degli Esteri di Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada, Paesi Bassi e Danimarca hanno diffuso una dichiarazione congiunta esprimendo “forte disaccordo” con le sanzioni, che avrebbero un impatto significativo sul lavoro della Corte, sul personale e sulle loro famiglie.

La solidarietà ai giudici sotto pressione

Nel corso della visita, l'ex giudice ha reso omaggio all'importante lavoro svolto dalla Corte in questo periodo difficile e ha elogiato la dedizione dei suoi operatori, sottolineando come la loro “compassione e il loro coraggio continuino a garantire che all'impunità non venga consentito di prevalere”. Intervistata dal Corriere della Sera, Pillay ha affermato che alla Corte “sono tutti molto orgogliosi del lavoro che stanno svolgendo” e che hanno accolto con favore la sua visita.

“Mi sono sentita profondamente commossa”, ha aggiunto, “perché è lì che si trova il cuore pulsante dell'attività: persone comuni, come lei e me, che continuano a lavorare sotto una pressione enorme”.

La giurista ha anche definito le sanzioni “illegali e illecite”, ricordando che circa otto giudici sono già stati sanzionati e che i procuratori che devono recarsi nei vari Paesi per indagare vedranno bloccata la concessione dei visti. “Credo che tutti noi dovremmo prestare attenzione a queste sanzioni illegali nei loro confronti e fare tutto il possibile, in particolare in Europa, per condannarle”, ha dichiarato.

Le reazioni istituzionali

La vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop ha commentato l'assegnazione del premio con una dichiarazione che ne sottolinea il valore: “Il Nobel per la pace a Navi Pillay è il riconoscimento a una vita spesa a difendere la dignità delle persone, dalla lotta all'apartheid fino ai tribunali internazionali. In un tempo in cui il diritto internazionale è messo sotto pressione e le sue istituzioni sono sotto attacco, questo Nobel ricorda che la pace non si costruisce senza giustizia”.

Diop ha inoltre ricordato il contributo di Pillay nell'affermare il principio secondo cui “lo stupro e la violenza sessuale possono essere crimini contro l'umanità e atti di genocidio”, maturato durante il suo mandato come giudice del Tribunale per il Ruanda.

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