Il Nobel per la pace a Navi Pillay e la battuta su Trump: il commento di Mauro Corona a È sempre Cartabianca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La puntata di È sempre Cartabianca andata in onda martedì 14 ottobre in prima serata su Rete 4 ha dedicato ampio spazio al Premio Nobel per la pace 2026, assegnato alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay. Nel corso della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, Mauro Corona è intervenuto commentando l’assegnazione del prestigioso riconoscimento e offrendo il proprio punto di vista su un premio che, ogni anno, accende il dibattito internazionale.

Il commento di Mauro Corona e il contesto della trasmissione

Durante la puntata, il tema del Nobel per la pace è stato affrontato con la consueta impostazione del programma, che alterna attualità e opinioni dei partecipanti. Mauro Corona, scrittore e alpinista originario di Erto, ha commentato la scelta del Comitato norvegese di premiare Pillay, una figura che da anni opera nel campo del diritto internazionale e dei diritti umani.

La sua riflessione si è inserita in un dibattito più ampio che ha coinvolto anche il desiderio manifestato più volte da Donald Trump di ottenere il riconoscimento, ambizione che lo stesso presidente americano ha ribadito con toni accesi nei giorni successivi all’annuncio.

Chi è Navi Pillay, la giurista premiata dal Comitato norvegese

Nata a Durban, in Sudafrica, il 23 settembre 1941 da una famiglia di origini indiane tamil, Navi Pillay ha costruito una carriera interamente dedicata al diritto internazionale. È stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l’Alta Corte del Sudafrica, dopo essersi distinta nella difesa degli oppositori del regime di apartheid, tra cui Nelson Mandela. Ha poi prestato servizio come giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e come giudice della Corte penale internazionale dal 2003 al 2008.

Dal 2008 al 2014 è stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il Comitato norvegese ha motivato l’assegnazione del premio «per i suoi sforzi volti a promuovere la pace e il diritto internazionale», sottolineando come Pillay abbia dimostrato «coraggio e integrità eccezionali» nel suo lavoro contro i crimini di guerra. La giurista ha ricevuto la notizia mentre si trovava a Norimberga, nell’aula 600 del Palazzo di Giustizia dove si tennero i processi contro i criminali nazisti, e ha commentato con una battuta: «Se applaudite ancora un po’, potrei condividere questo premio con Trump».

La visita alla Corte penale internazionale e le reazioni internazionali

A pochi giorni dall’assegnazione, Pillay ha visitato la sede della Corte penale internazionale all’Aia, incontrando il presidente Tomoko Akane e il personale dell’istituzione. Durante l’incontro ha espresso il proprio rispetto per il lavoro della Corte, che opera sotto sanzioni statunitensi, affermando che «la compassione e il coraggio» dei funzionari continuano a garantire che «l’impunità non sia permessa». Akane ha definito il Nobel «un importante riconoscimento del ruolo vitale che la giustizia internazionale svolge come pietra angolare di una pace duratura».

La scelta del Comitato ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Donald Trump ha definito l’assegnazione «una vergogna» e «una macchia indelebile» per la Norvegia, sostenendo di meritare «otto Nobel» per le guerre che afferma di aver risolto. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il Comitato ha «perso la bussola morale».

Sul fronte opposto, i leader europei hanno elogiato il riconoscimento: il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno lodato l’impegno della giurista per lo Stato di diritto. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha confermato il sostegno dell’Italia alla Corte penale internazionale, opponendosi «con fermezza» alle sanzioni annunciate dagli Stati Uniti.

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