Nobel per la pace a Navi Pillay, ira di Israele e Stati Uniti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay, riconoscendole "sforzi straordinari" nella promozione del diritto internazionale e della giustizia. La motivazione ufficiale cita "l'eccezionale coraggio e l'integrità" dimostrati in una carriera dedicata a chiamare gli Stati e i leader politici a rispondere delle proprie azioni davanti alla legge.

Una vita spesa per i diritti

Nata a Durban il 23 settembre 1941 da una famiglia di origini indiane tamil, Pillay è stata la prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella provincia del Natal durante gli anni dell'apartheid, difendendo attivisti e oppositori del regime segregazionista. Ha poi ricoperto l'incarico di giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda — che ha presieduto per quattro anni — e la Corte penale internazionale dell'Aia. Dal 2008 al 2014 è stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il capitolo più controverso della sua carriera riguarda la presidenza della Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Nel settembre 2025 la commissione ha concluso che Israele ha commesso quattro dei cinque atti definiti come genocidio dalla Convenzione del 1948, accusando le massime autorità israeliane di aver incitato a tali atti. "La Commissione stabilisce che Israele è responsabile della commissione di un genocidio a Gaza", aveva dichiarato Pillay presentando le conclusioni.

Le reazioni di Israele e Stati Uniti

L'assegnazione ha provocato una dura condanna da parte di Israele. Il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso una nota in cui si afferma che il Comitato ha premiato "la più grande menzogna del XXI secolo", aggiungendo che "Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno". Il ministero ha anche sostenuto che il riconoscimento legittima "l'odio e il pregiudizio anti-israeliano".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condiviso sul proprio social Truth un post dell'avvocato David Schoen, suo ex difensore durante il secondo impeachment, in cui si definisce Pillay "una dichiarata odiatrice dell'America e di Israele" e si accusa il Comitato per il Nobel di essersi "screditato in modo irreparabile". Nelle stesse ore, l'amministrazione statunitense ha annunciato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale, l'organo presso cui Pillay ha prestato servizio come giudice dal 2003 al 2008.

La battuta su Trump e il sostegno internazionale

Al momento dell'annuncio, Pillay si trovava a Norimberga per un forum e ha reagito con una battuta. "Se applaudite un po' più forte, forse dividerò il premio con Trump", ha detto scherzando. La collega Silvana Arbia, che ha lavorato al suo fianco come procuratrice presso il Tribunale Onu per il Ruanda, l'ha definita "persona di un'integrità assoluta, una giurista capace che non ha timore di affermare la forza del diritto senza riguardi per il potere".

Il premio è stato accolto positivamente da diverse figure internazionali. Il capo dei diritti umani dell'Onu Volker Turk lo ha definito "una vittoria collettiva per i diritti umani e per tutti coloro che cercano giustizia e responsabilità". La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che Pillay "ha guardato in faccia la brutalità dell'ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo".

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha parlato di "un tributo profondo al coraggio, all'integrità e all'impegno di una vita per la giustizia".

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