Nobel per la pace a Navi Pillay, Diop: “Riconoscimento alla forza del diritto”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop, ha commentato l’assegnazione del Premio Nobel per la pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay con una dichiarazione che intreccia il riconoscimento personale e una riflessione sul momento attraversato dalle istituzioni internazionali. “Il Nobel per la pace a Navi Pillay è il riconoscimento a una vita spesa a difendere la dignità delle persone, dalla lotta all’apartheid fino ai tribunali internazionali”, ha affermato Diop, secondo quanto riportato da Toscana Notizie.
“In un tempo in cui il diritto internazionale è messo sotto pressione e le sue istituzioni sono sotto attacco, questo Nobel ricorda che la pace non si costruisce senza giustizia”.
Il percorso della giurista sudafricana
Nata a Durban in una famiglia di origine tamil indiana, Pillay si è formata in Giurisprudenza in un contesto segnato dal regime di apartheid, che aveva istituzionalizzato la segregazione razziale in Sudafrica dal 1948 al 1994. Nel 1967 è diventata la prima donna ad aprire uno studio legale nella provincia del Natal, una scelta determinata dalle barriere razziali che le impedivano di trovare impiego presso studi legali allora a prevalenza bianca.
La sua attività si è concentrata sulla difesa di attivisti contrari all’apartheid e sulla denuncia di casi di tortura e delle condizioni di detenzione dei prigionieri politici.
Il precedente sul genocidio in Ruanda
Tra i contributi ricordati dalla stessa Diop vi è l’attività di Pillay al Tribunale penale internazionale per il Ruanda. “Ha contribuito a stabilire un principio che non possiamo dimenticare: lo stupro e la violenza sessuale possono essere crimini contro l’umanità e atti di genocidio”, ha dichiarato la vicepresidente toscana, sottolineando come ciò sia avvenuto “da giudice del Tribunale per il Ruanda, dando voce a donne che per troppo tempo erano rimaste senza ascolto e senza giustizia”.
In quella veste Pillay ha fatto parte del collegio che nel 1998 ha condannato Jean-Paul Akayesu, primo caso in cui un tribunale internazionale ha riconosciuto che lo stupro e altre forme di violenza sessuale possono costituire atti di genocidio quando commessi con l’intento specifico di distruggere un gruppo.
Le polemiche sulla scelta del comitato
L’assegnazione del riconoscimento ha provocato reazioni critiche da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Trump ha definito la decisione del comitato norvegese “vergognosa” e ha sostenuto di non conoscere la vincitrice, rivendicando al contempo che il premio sarebbe dovuto andare agli Stati Uniti.
Netanyahu ha affermato che Pillay “demonizza gli ebrei” e ha accusato il comitato di aver perso la propria bussola morale, mentre il ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato una dichiarazione in cui sostiene che il riconoscimento legittimi l’odio anti-israeliano.
L’eredità di Folke Bernadotte
La cerimonia di consegna del premio è prevista a Oslo il 10 dicembre, data in cui ricorre l’anniversario della morte di Alfred Nobel. Nel cimitero di Norra Begravningsplatsen, a Solna, riposa anche Folke Bernadotte, il diplomatico svedese che nel 1948 fu assassinato a Gerusalemme mentre svolgeva il ruolo di mediatore delle Nazioni Unite per la Palestina. Bernadotte aveva negoziato la prima tregua durante la guerra arabo-israeliana e posto le basi per l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata ai rifugiati palestinesi.
L’organizzazione responsabile dell’attentato, il gruppo sionista di estrema destra Lehi, noto anche come Banda Stern, aveva diffuso nei giorni precedenti appelli pubblici che invitavano a eliminare il mediatore.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
