Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay: la giurista sudafricana che ha messo il diritto internazionale al centro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il Premio per la Pace 2026 a Navanethem «Navi» Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, «per i suoi sforzi per promuovere la pace e il diritto internazionale». La motivazione ufficiale insiste su un punto: in un momento segnato da un numero di guerre e conflitti senza precedenti recenti, il diritto internazionale non è più un semplice complemento della sicurezza, ma una necessità assoluta.

Dall'apartheid ai tribunali internazionali

Nata a Durban il 23 settembre 1941, in una famiglia di origini indiane tamil, Pillay si è formata come avvocata in un Sudafrica dominato dalla segregazione razziale. L'esordio professionale è coinciso con la difesa di Nelson Mandela e di altri oppositori dell'apartheid, un filo rosso che il Comitato Nobel ha ritenuto costante in tutta la sua carriera. È stata la prima donna non bianca a sedere come giudice presso l'Alta Corte del Sudafrica.

In seguito ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha contribuito a stabilire che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire crimini contro l'umanità e atti di genocidio. Ha poi prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e, dal 2008 al 2014, come Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

La presidenza della Commissione d'inchiesta su Gaza

Tra il 2021 e il 2025 Pillay ha guidato la Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato, l'organo istituito dal Consiglio per i diritti umani dell'ONU. Nell'ottobre del 2025, presentando il rapporto alla Terza Commissione dell'Assemblea Generale, la giurista ha dichiarato che l'analisi della Commissione concludeva che «lo Stato di Israele è responsabile della commissione di quattro atti genocidi a Gaza con l'intento specifico di distruggere i palestinesi».

Il rapporto indicava anche che il presidente israeliano, il primo ministro e l'ex ministro della Difesa avevano incitato alla commissione di genocidio. Tali conclusioni, ha precisato Pillay, «rimangono pienamente valide e continuano a servire come pietra angolare degli sforzi della Commissione per garantire la responsabilità».

Le reazioni politiche e il caso Trump

L'assegnazione ha immediatamente innescato una polemica politica negli Stati Uniti. Durante un comizio a Syracuse, nello Stato di New York, il presidente Donald Trump ha attaccato la decisione, sostenendo che «gli Stati Uniti d'America, rappresentati da me in qualità di vostro presidente, avrebbero dovuto ricevere il Premio Nobel per la Pace», e definendo quella del Comitato norvegese «una macchia indelebile sulla Norvegia». Trump ha anche affermato di non aver mai sentito parlare di Pillay, definendola «una persona misteriosa».

La stessa Pillay, appresa la notizia mentre partecipava a un forum a Norimberga, ha commentato con ironia: «Se applaudite un po' più forte, forse dividerò il premio con Trump».

Una storia lunga oltre un secolo

Il riconoscimento a Pillay si inserisce in una tradizione che parte dal 1901, quando il premio fu assegnato per la prima volta a Henri Dunant e Frédéric Passy. Da allora il Nobel per la Pace ha attraversato oltre un secolo di storia, premiando diplomatici, attivisti, organizzazioni internazionali e capi di Stato. Tra i nomi più noti figurano Theodore Roosevelt nel 1906, Woodrow Wilson nel 1919, Martin Luther King Jr. nel 1964, Nelson Mandela e Frederik de Klerk nel 1993, fino a Malala Yousafzai nel 2014 e al Programma alimentare mondiale nel 2020.

In diverse edizioni il premio non è stato assegnato, in particolare durante i conflitti mondiali. L'elenco completo dei vincitori, dal 1901 a oggi, resta consultabile presso l'Istituto Nobel norvegese e rappresenta una mappa delle priorità e delle contraddizioni del Novecento e del nuovo secolo.

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