Stan Wawrinka chiude il cerchio: il 2026 sarà l'ultima stagione
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Redazione Sport
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Stan Wawrinka, il tennista svizzero che con il suo rovescio a una mano ha scolpito alcuni dei momenti più intensi dello sport degli ultimi quindici anni, ha deciso di tracciare un confine temporale alla sua avventura agonistica. Attraverso un annuncio sui social, dove ha scelto di accostare un'immagine della fatica attuale a quella di un bambino con la racchetta, ha dichiarato che il 2026 segnerà la fine della sua carriera professionistica. "Ogni libro ha bisogno di una fine", ha scritto, usando una metafora letteraria per racchiudere decenni di vita in tour, "è tempo di scrivere l'ultimo capitolo". La decisione, presa in piena consapevolezza a quasi quarantuno anni, non giunge come una resa ma come la volontà di programmare un congedo, di dare "un'ultima spinta" per chiudere nel migliore dei modi una storia straordinaria.
Il palmarès di un fuoriclasse controcorrente
Quella storia, che lo vede oggi al 157° posto del ranking ma che lo ha portato a sfiorare le vette più alte, è scritta con numeri che pochi, nella sua generazione, possono vantare. Wawrinka, infatti, è uno di quegli atleti che hanno saputo infrangere oligarchie consolidate, ritagliandosi uno spazio immenso in un'epoca dominata da fenomeni assoluti. I suoi tre titoli del Grande Slam – l'Australian Open nel 2014, il Roland Garros nel 2015 e lo US Open nel 2016 – non sono semplici trofei, ma monumenti alla sua capacità di esprimere un tennis di potenza pura e di carattere nei momenti decisivi, raggiungendo la terza posizione mondiale. A questi si aggiungono, completando un percorso di sedici titoli ATP in totale, le vittorie in prestigiose prove Masters e il trionfo in Coppa Davis. L'ultimo Titolo risale al 2017 a Ginevra, ma il suo lascito, ben più di un'etichetta adesiva su una coppa, è incarnato da quel rovescio a una mano, sempre più raro nel tennis moderno, che ha prodotto winner indimenticabili.
L'eredità tecnica e il percorso negli ultimi anni
Proprio quel rovescio, insieme a un dritto potente e a una tenacia fuori dal comune, costituisce una parte fondamentale della sua eredità tecnica, studiata e ammirata da appassionati e addetti ai lavori. Negli ultimi anni, complice l'età e una serie di problemi fisici che ne hanno minato la continuità, Wawrinka ha faticato a ritrovare la regolarità di prestazioni che lo aveva contraddistinto nel periodo d'oro, accettando una lenta discesa nel ranking senza mai perdere la dignità competitiva. Ha continuato a inseguire il piacere del gioco e la sfida, presentandosi ai tabelloni principali spesso grazie a protected ranking o wildcard e dimostrando, in sprazzi talvolta luminosi, che la sua arma migliore poteva ancora fare male ai migliori. L'annuncio odierno, del resto, non è il preludio a un immediato addio ma il programma per una lunga chiusura, che gli permetterà di salutare i tornei e il pubblico in un arco di tempo definito.
La preparazione di un congedo annunciato
Nei prossimi due anni, quindi, ci sarà modo di seguire il suo ultimo viaggio attraverso i campi in cemento, la terra battuta e l'erba che lo hanno reso celebre. La scelta di comunicare con così largo anticipo la fine della carriera rientra in una precisa volontà di controllo, di gestione emotiva non solo personale ma anche collettiva, permettendo ai suoi tifosi di prepararsi al distacco. Non si tratta, per sua esplicita ammissione, di alzare bandiera bianca ma di organizzare le energie per il "one last push", per quell'ultima spinta con cui desidera concludere l'avventura. Il tennis mondiale, che negli ultimi tempi ha visto ritirarsi molti dei protagonisti della sua epoca, si appresta così a perdere un altro dei suoi caratteri più autentici e determinati, un giocatore la cui carriera è stata un esempio di come il talento, unito a un lavoro ossessivo, possa forgiare un campione dal profilo unico e indimenticabile.




