Terremoto in Cile, evacuazioni dopo la scossa di magnitudo 7.5: revocata l’allerta tsunami

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Attimi di tensione nel sud del Cile, dove una forte scossa di terremoto di magnitudo 7.5, registrata venerdì 2 maggio al largo della costa meridionale, ha provocato l’evacuazione di migliaia di persone per il timore di un’onda anomala. L’epicentro, localizzato a 218 chilometri a sud di Puerto Williams e a una profondità di soli 10 chilometri, è stato seguito dal suono delle sirene d’allarme, mentre sui social circolavano immagini di residenti in fuga verso le aree più elevate.

A Punta Arenas, città della Patagonia cilena affacciata sullo Stretto di Magellano, le strade si sono rapidamente riempite di automobili e pedoni diretti verso i punti di raccolta designati. Le autorità, dopo aver valutato i dati del Centro sismologico nazionale, avevano diramato un’allerta tsunami per l’intera regione, sospendendo temporaneamente le attività portuali e scolastiche. Il terremoto, originato dallo scontro tra la placca del Pacifico e quella sudamericana – un fenomeno che nel 1960 generò il sisma più violento mai registrato, quello di Valdivia – ha riacceso i timori per una possibile catastrofe.

Tuttavia, dopo alcune ore di monitoraggio, l’allerta è stata revocata, consentendo il rientro della popolazione nelle proprie abitazioni. Non si segnalano danni gravi, anche se le verifiche sono ancora in corso. Intanto, il Canale di Drake, il braccio di mare che separa il Sud America dall’Antartide e che è stato teatro del sisma, torna sotto osservazione da parte dei geologi, che ne studiano l’instabilità tettonica.

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